Recensioni

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Alcuni lo ricorderanno accanto a Lou Barlow nella sfortunata avventura The New Folk Implosion, mentre i più attenti lo avranno seguito prima nei Lowercase a fine ’90 e poi negli Alaska! insieme a Russ Pollard dei Sebadoh, con cui ha siglato un paio dischi. Oggi il chitarrista di Vancouver di origine indiana Imaad Wasif, tra un concerto e l’altro con i Yeah Yeah Yeahs (di cui è membro aggiunto), debutta in solitaria per la lungimirante Kill Rock Stars nell’inedita veste di songwriter acustico.

Un gioco rischioso, certo, di cui però sembra conoscere le regole alla perfezione: assimilata la lezione di Jeff Buckley ed Elliott Smith, il Nostro snocciola una manciata di ballad tormentate, scarne e malinconiche, che si reggono interamente su delicati arpeggi folk – tra Nick Drake e Neil Young – e una voce cristallina, in equilibrio tra melodia (Without e Tomorrow Is Ours) e oscurità (Dandelion, spettrale e ipnotica in stile 4ad) con punte di intimismo che appare sincero e toccante ancor prima che di maniera (su tutte Isolation, in odore di Pink Moon). Vengono anche in mente il Beck di Sea Change, o il migliore Bonnie Prince Billy, quando non lo stesso Lou Barlow di Emoh; ma è tutta farina del sacco di Wasif, del cui – finora – inaspettato talento di songwriter e interprete bisognerà d’ora in poi tenere conto. Chapeau.

 

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