Recensioni

7.2

Potremmo tirar fuori la storia della sostanziale inutilità e anacronismo dei remix-album, pratica in voga tra 90s e 00s, se non fosse che faremmo un gran torto all’Illàchime Quartet. La formazione partenopea rimette mano all’ottimo I’m Normal, My Heart Still Works e lo fa con lo stesso spirito che ne aveva segnato la traiettoria lungo le sei tracce: sperimentare su una materia fluida, in continua evoluzione, mai statica o fissa nelle sue coordinate di base fregandosene di confini e limiti.

Al tempo lo faceva (anche) con l’aiuto di un numero impressionante, per quantità e qualità, di ospiti nazionali e internazionali (Rhys Chatham, Mark Stewart, Graham Lewis, Salvatore Bonafede), quasi che I’m Normal… fosse già di per sé un lavoro multiplo negli umori e nelle risultanze. Ora l’affare si complica ulteriormente perché quegli stessi ospiti, su per giù, insieme a molti altri hanno  messo mano al materiale originale del trio partenopeo. Anzi, hanno voluto fornire il proprio punto di vista legato, ispirato, suggerito dalle composizioni originali.

Sales si allarga quindi fino a raddoppiare il numero delle composizioni e, traendo ispirazione anche dall’omonimo debutto dell’ormai lontano 2004, lascia libero sfogo alla creatività e alla sensibilità di personaggi e collettivi come Philippe Petit, retina.it, Emanuele Errante e Domenico Sciajno, per citarne solo alcuni.

Il risultato è ovviamente eterogeneo, apparentemente non coeso, umorale, ondivago com’è giusto che sia. Ma a scavare nel dettaglio, allungando lo sguardo oltre la coltre superficiale non sarà difficile riscontrare lo spirito avventuroso del trio. Nelle versioni originali come nelle reinterpretazioni altrui, c’è sempre quel sentore di ricerca, di spericolata manipolazione che rifrange, ricostruisce, ridisegna le traiettorie già inconsuete del trio nel tentativo riuscito di proporre sguardi diversi di un sentire comune. Che sia il trip-hop imbastardito di Black Source (rendition di Terminali Source per mano di Black Era feat. Chatham) o la etno-techno di Na-To Versus Nato (Ferc, ossia Elvetico e Rossella Cangini alle prese con Flying Home), l’avant-cameristico di Strada Di Sans Souci (l’ex Terminali Destination impreziosita e trasfigurata dal piano di Philippe Petit), le increspature glitch-dub di Vlf, Very Low Fire (i retina.it all’opera sul corpo morto di Pale Fire) o il sabba sintetico con cui Mark Stewart rielabora Discentro (Gramsci On Entertainment). Un lavoro denso per un gruppo di altissimo spessore.
 

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