Recensioni

E’ l’originalità che fa la differenza. Soprattutto se oltre a presentarti come post qualcosa sei pure attratto da certe cadenze emo-noise dalle potenzialità autodistruttive. Piazzare tra un riff e l’altro false certezze e un cantato che ricicla un Niccolò Fabi fuori contesto (Etere) diventa a questo punto la naturale conseguenza di una faccenda che potrebbe complicarsi ben oltre i dodici gradi di grigio dichiarati dal titolo.
La struttura del vuoto è emblematica, come del resto un po’ tutto il disco. Melodia mascherata da rock sperimentale su pletore di arpeggi e alcune licenziose distorsioni. Contenuti discutibili ben esemplificati anche dal reading à la Massimo Volume di Beautiful Sadness, con i suoi quattro minuti e diciassette di profondità azzardata e senza catarsi, serietà compita ma fuori luogo.
Qualche buona idea la si coglie e i ragazzi mostrano un buon livello di coesione, ma manca la scintilla che distingue l’immagine dalla semplice didascalia.
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