Recensioni

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Claudio Rossetti, romano, classe ’85, un tempo chitarrista nei post-rock/progressive metal Blue Order Project, nel 2013 partecipa al concorso “Le Canzoni Migliori Le Aiuta La Fame” indetto dall’etichetta La Fame Dischi. E vince. Risultato, entra nel roster dell’etichetta umbra, che gli produce un album tutto intero. Ed eccoci a questo Può capitare a chiunque ciò che può capitare a qualcuno, undici tracce di cantautorato che scozza sarcasmo bislacco e amarezza traslucida, un ghigno sordido per ogni prurito malinconico, sbuffi rabbiosi e slanci visionari.

Alle forme più classiche che denunciano retaggi post-grunge (vedi il valzer crudo e malinconico di La bolletta del gas, o quello più incalzante di Pregiudizio su Sergio con le sue vaghe radiazioni Elliott Smith) si alternano galoppate variamente indie (il punk rock sincopato di Morto, dall’invettiva basale Fiumani, oppure l’emocore febbrile di Mi fido più di me, tipo I Cani però graziaddio senza le implicazioni generazionali) e divagazioni pop con la fregola arty (i crucci traslucidi di La settima differenza, con ampia aspersione spacey di tastiere e finale ipnotico di vibrafono, oppure il Faust’O trasfigurato Stereolab di In tempo).

I testi hanno la loro importanza, determinano il mood come sottolineature storte tra le pagine di un diario che non fa sconti al disincanto: vale tanto per il twee pop a rotta di collo di La naturale capacità (immaginatevi Renato Zero irretito dai primi Baustelle) che per il magone folk di Un’oliva, col suo rapimento elusivo vagamente De André. Le melodie ai minimi termini favoriscono l’immediatezza ma suggeriscono una superficialità che con gli ascolti si rivela equivoca, lasciando affiorare tensioni stranianti e a tratti persino strazianti. Quel che si dice un esordio promettente.

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