Recensioni

Italia anni Ottanta: mentre in classifica impazzavano frivolezze a go go, nell’underground c’era – menomale – di che far godere i nostri timpani. Punk, new wave e dark mischiati grezzamente con un’urgenza comunicativa senza eguali, grazie a un utilizzo originale della lingua italiana nel cantato. Tra i gruppi protagonisti, oltre ai più conosciuti Cccp e Litfiba, c’erano i fiorentini Diaframma. Il loro approccio quasi cantautoriale sovrapposto a ritmiche secche e pulsanti ha dato vita ad album considerati, a ragione, vere e proprie pietre miliari della musica indipendente italiana. Federico Fiumani, deus ex machina della band, ha deciso così di omaggiare i trent’anni di carriera facendo reinterpretare i propri brani a gruppi, più o meno giovani, più o meno indie, della scena odierna. Il Dono riesce in due mirabili missioni: evidenziare la qualità germinale e sempre attuale dei Diaframma; radiografare l’ottimo stato di salute musicale dell’Italia oggi. Infatti, a fianco di band più conosciute come Marlene Kuntz (vera e propria perla dell’album la loro sublime rivisitazione di Siberia), Tre allegri ragazzi morti (Gennaio), Zen Circus (interpretazione live de I giorni dell’ira) e Santo Niente (Lode ai tuoi amici) sfilano quasi tutte le nuove e migliori promesse italiane: Le luci della centrale elettrica, Altro, Dente, Alessandro Grazian e The Niro.
Può sembrare inverosimile ma nessuno dei suddetti spreca l’occasione, anzi: riescono a fare proprio il brano scelto senza mai ricalcare l’originale. Le più riuscite risultano essere le prove degli Altro – bellissimo il barrage chitarristico in Altrove – e de Le Luci – Giorno Balordo sembra uscita direttamente da Canzoni da spiaggia deturpata. Da segnalare anche le buone versioni di Il Genio, Oshinoko Bunker Orchestra e Superpartner e il siparietto, al tempo stesso ironico e dolcissimo, del livornese Bobo Rondelli nella ghost-track. Ma la vera sorpresa ci giunge dagli ancora disoccupati Magnolia (da tenere d’occhio): riescono a donare ancor più profondità e drammaticità alla già di per sé sentita e sofferta L’amore segue i passi di un cane vagabondo. Un album da non perdere assolutamente anche per chi non ha mai conosciuto la poesia underground, di strada, disillusa e folgorante dei Diaframma. Non è possibile non accorgersi del dono fattoci dai Diaframma e dalle band qui presenti. Non è possibile perdersi versi come questi: “che senso c’è a unir parole con le altre, che senso c’è qui non si arriva a niente, e amore, se vuoi mangiare fallo con le mani, fossi in te non mi riguarderei”.
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