Recensioni
Caroline Polachek, Flying Lotus, Overmono
Club To Club 2023
-
Luca Gorini
- 6 Novembre 2023

Nato nel 2002 come Club to Club e diventato oggi C2C, nel corso di vent’anni il festival torinese è riuscito a portare in Italia alcune delle più importanti figure della scena musicale avant-pop. Ospiti come Franco Battiato nel 2014, Thom Yorke nel 2015, Aphex Twin nel 2018 e, in ultima battuta, Flying Lotus nel 2023 hanno contribuito a far diventare il C2C il più grande evento indoor di musica elettronica del nostro Paese, e un importante riferimento in Europa.
Di scena dal 02 al 05 novembre, il cartellone della ventunesima edizione del festival – a cui SA ha partecipato alla serata di sabato, forse la più importante – è riuscito a essere vario ma non generalista, ricercato ma non complicato, pop (anzi avant-pop) ma non popolare. Da un lato la kermesse ha riconfermato la sua vocazione internazionale, sia per la scelta degli ospiti che per il tipo di pubblico coinvolto; dall’altro ha ribadito il suo legame con il territorio. Il festival ha mantenuto infatti le venue che l’hanno reso grande – tra cui il maestoso e funzionale Lingotto per le serate di punta, e le più contenute e suggestive Officine Grandi Riparazioni (Ogr) per gli eventi più ricercati.
L’edizione 2023 del C2C dimostra quando la manifestazione sia riuscita a istituzionalizzarsi in maniera safe – senza quindi perdere il gusto per le proposte più di nicchia e underground, grazie anche a un pubblico affezionato in grado di apprezzare le scelte più coraggiose. Tra avant-pop, jazz, rap e R&B, e naturalmente l’elettronica a fare da filo conduttore, l’edizione appena conclusa è stata un manifesto della musica contemporanea e d’avanguardia. Durante la serata di sabato 4 novembre le esibizioni migliori sono state proprio quelle coerenti con questo approccio, come il live di Flying Lotus, che forse più di tutti è riuscito a mescolare e rappresentare generi diversi. Un modo intelligente, questo, di fare intrattenimento e costruire un’esibizione, impreziosita anche dagli imponenti visual. È un momento intenso, diverso dal live precedente, quello di King Krule, dove non c’erano console e l’esibizione – tra punk e jazz, con elementi di darkwave – è stata una celebrazione della musica suonata in presa diretta. Un passaggio, questo, che però ha funzionato: l’immediata risposta del pubblico dimostra ancora una volta la capacità della kermesse di creare connessioni tra generi e immaginari apparentemente lontani.
Più complesso, ma sempre seducente, il set dei Sangre Nueva (progetto composto da Dj Python, Florentino e Kelman Duran), che hanno suonato in esclusiva italiana la loro elettronica sofisticata e cerebrale, in un palco – lo Stone Island stage – che per come era strutturato ha reso l’esibizione quasi un’istallazione artistica. In parallelo, nel main stage, il live di Yves Tumor: il gruppo è salito sul palco con l’autorevolezza di chi sa quanto vale, ma al tempo stesso ha mantenuto la freschezza di una band giovane e appena scoperta. Tenendo fede al solito approccio volutamente caotico e schizofrenico, la gioia che la band del musicista statunitense aveva nel suonare insieme è stata contagiosa. Vale la pena ricordare anche l’elettronica intensa ma giocosa di Bambii, che nel suo set ha fatto molte concessioni a remix di pezzi popolari. Dopo di lei, è arrivata la techno scura e quasi da rave di Crystallmess, assoluta protagonista del mondo clubbing degli ultimi anni, che ha saputo imporsi e ritagliarsi un suo spazio rispetto al live parallelo di Flying Lotus. Un valore aggiunto del festival è stata proprio la possibilità di muoversi senza difficoltà da un padiglione all’altro, in modo da poter ascoltare più artisti e sonorità differenti.
Un tasto dolente della maggior parte dei festival italiani è la parità di genere tra gli artisti in line-up, ma al C2C questa componente non solo è stata garantita, ma è stata sfruttata a pieno dalla direzione artistica. Caroline Polachek, Avalon Emerson o Lucrecia Dalt, tra le altre, non erano certamente semplici quote rosa, ma la spina dorsale del cartellone. E tutte a modo loro hanno dimostrato sul palco quanto valgono. Questo approccio ha avuto un effetto benefico anche sulla composizione del pubblico, che era molto variegata e dal respiro internazionale. La ventunesima edizione del festival ha infatti segnato oltre 35mila presenze provenienti da 40 nazioni diverse, consolidando definitivamente il suo posizionamento internazionale nel network dei grandi eventi contemporanei. Il tema di quest’anno era, non a caso, “il mondo”: il festival ha mantenuto le (alte) aspettative, ed è stato in grado di proporre artisti e artiste che difficilmente calcano i palchi italiani. La manifestazione ha dimostrato che – almeno in Italia – gioca un campionato a parte, ed è l’unica che ha l’autorevolezza di intercettare il meglio del panorama internazionale nel campo della musica elettronica. La formula è quella giusta: avanti così.
Amazon
