Recensioni

Vanity Fair: “What is your idea of perfect happiness?”
David Bowie: “Reading”
Proust Questionnaire, Agosto 1998
Prima o poi anche i fan più restii si convinceranno del fatto che acquistare un buon libro su David Bowie equivale ad ascoltare uno tra i suoi dischi migliori. Due formati completamente diversi ma assolutamente complementari per tentare di assimilare la complessità di un artista dalle mille influenze, personalità e sfaccettature. In questo senso Il Book Club di David Bowie ne è un esempio perfetto. Il volume uscito lo scorso anno a firma John O’Connell arriva ora anche sugli scaffali delle librerie italiane grazie alla traduzione di Fabrizio Coppola e con la nuova e bella veste grafica da parte della casa editrice Blackie. Esso consiste in un commento a tutti i 100 libri che più influenzarono il percorso artistico del Sottile Duca Bianco. La lista che contiene classici della storia letteraria, rarità e opere rivelanti un gusto sopraffino, venne resa ufficialmente nota in concomitanza alla tappa canadese della mostra a lui dedicata, organizzata dal V&A Museum (novembre 2013), quando ormai l’artista aveva rinunciato a qualsiasi apparizione pubblica, negando ai propri fan anche la gioia delle esibizioni dal vivo.
Un processo di astrazione iniziato un decennio prima a causa di problemi di salute, seguito da un lungo silenzio mediatico e conclusosi con la quasi assoluta negazione della propria immagine anche sulle copertine degli ultimi due suoi album. Non poca cosa davvero per colui che più di tutti aveva reso meno banale l’espressione musicale attraverso il proprio corpo, il volto e la mimica. Se l’epitaffio finale della sua carriera è scandito da una ideale implosione sotto forma di una stella oscura (la copertina del suo album Blackstar oltre alla sua effige non riporta nemmeno più il suo nome) e sublimato nel singolo postumo No Plan, nel quale la carne e il sangue dell’artista vengono astratti in qualcosa di addirittura ancora più etereo della musica (There’s no music here / I’m lost in streams of sound / Here I am nowhere now / No plan), con questa pubblicazione editoriale possiamo invece risalire a ritroso nella sua carriera discografica scoprendo fascinazioni, spunti e influenze, ipotizzando connessioni e immersioni narrative che hanno dato origine ai suoi originalissimi progetti discografici e ad inusuali pastiche lirici.
Ogni capitoletto di questo Book Club approfondisce dunque un diverso episodio letterario: si va dai prevedibili Arancia Meccanica di Anthony Burgess, 1984 di George Orwell e Sulla Strada di Jack Kerouac, passando per altri come A Grave for a Dolphin del nostro Alberto Denti di Pirajno (una rarità libresca scritta in inglese, nonché ispirazione per “Heroes”) e Hawksmoor di Peter Ackroyd, testi che Bowie stesso aveva già in precedenza citato durante alcune interviste. Non mancano sorprese quali Madame Bovary di Gustave Flaubert, Lo straniero di Albert Camus, Il Gattopardo di Tomasi Di Lampedusa, Il Maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov o Silenzio di John Cage… Del resto l’umano David Robert Jones era un lettore compulsivo, onnivoro e vorace, per il quale la lettura corrispondeva all’idea di ‘felicità perfetta’. E sono diventati ormai leggendari i resoconti riguardanti le enormi e pesanti valigie ricolme di volumi che egli si portava appresso sul set di The Man Who Fell To Earth e durante i tour. Non sono poche poi le foto nelle quali egli venne ritratto in compagnia della sua lettura del momento. Fece addirittura da testimonial per la American Library Association nella campagna di poster appesi sui muri delle biblioteche statunitensi per sensibilizzare i ragazzi alla lettura. Manco a dirlo anche quella volta Bowie si distinse in uno scatto di Chalkie Davies, indossando i credibilissimi panni di un americanissimo teenager che volava in aria scalzo ma con lo sguardo immerso in una copia dell’Idiota di Fëdor Dostoevskij. Correva l’anno 1987.

Considerando le date di pubblicazione di molti testi è interessante desumere quelle che probabilmente sono state le sue letture durante gli anni formativi da adolescente, quelle parallele alla vita da rockstar e gli approfondimenti letterari nell’ultimo periodo da recluso. Alcune scelte sono decisamente oscure e non vi diranno assolutamente nulla, e quindi troverete maggior piacere nello scoprire nuovi mondi e dimensioni narrative inedite. Nell’elenco figurano anche titoli riguardanti la poesia, antica (l’Iliade di Omero e l’Inferno di Dante) e moderna (Selected Poems di Frank O’Hara), mentre è incredibilmente esiguo (e calibrato) il numero di quelli riguardanti il mondo della musica. Complessivamente e non a caso un labirinto à la Borges, nel quale è piacevole smarrirsi per trovare nuove strade di lettura. Ogni sezione è poi arricchita da un consiglio letterario trasversale e da uno musicale all’interno della discografia del cantante. Più i simpatici e ironici disegni stilizzati realizzati da Luis Paadín. Spesso i commenti di O’Connell sono illuminanti anche se a volte ricorrono inevitabilmente a supposizioni e a qualche azzardo, e in generale meriterebbero forse maggiore approfondimento. Così come questo centinaio è un numero assolutamente ridicolo, se rapportato a quanto Bowie lesse in vita.
Tuttavia anche l’introduzione vale da sola l’acquisto di questa uscita, dal momento che contiene alcune tra le riflessioni più brillanti e intelligenti mai fatte sulla poetica bowieana. Fu un suo scherzo postumo (ottobre 2016) quello di far trovare uno di questi libri per ciascuno dei 100 invitati speciali (amici, collaboratori, artisti) alla cena di inaugurazione per l’asta della sua collezione d’arte presso Sotheby’s? In ogni caso, il messaggio che il cantante voleva farci arrivare in fondo è molto più semplice di quanto si possa immaginare: un grande e generoso invito alla lettura.
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