Recensioni

6.5

Vent’anni di carriera alle spalle, cambi di formazione, infatuazioni passeggere, la continua rincorsa allo spirito del tempo e una visione profonda che non cambia mai. Roddy Woomble anticipa così le sorti del nuovo lavoro dei suoi Idlewild: «What’s really important about Idlewild is that we are basically punk rock kids. No one ever taught us how to play anything. We formed a band and we learned. In our own way. We were inspired by the bands we saw just getting up on stage, making a noise and exchanging ideas, and trying to change your ideas. That’s principally what the band still do. I’m not a kid rolling around screaming into a microphone on the floor anymore, but that ideal is still at our core».

Ascoltando Interview Music si ha l’effettiva sensazione, rispetto al precedente Everything Ever Written, che la band abbia superato il proprio blocco emotivo, incanalando in un sound muscolare che rende verbo una dimensione del tutto onirica, la rinnovata ispirazione. Al primo play è quindi inevitabile restare ammaliati da un mood così esplicito e spacchettato dove piano (Luciano Rossi) e chitarra (Rod Jones) si bilanciano alla perfezione creando un ponte immaginario tra Field Music e Death Cab For Cutie: il terzetto d’avvio composto da Dream variations, There’s a place for everything e Interview music zigzaga tra le Highlands e Sunset Boulevard fornendo nuove coordinate in fatto di spazio, poetica e ispirazione.

Ma la vena punk di cui sopra, complice anche il ritorno dello storico producer David Eringa, non manca di fare capolino nel lotto (Same thing twice, Miracles) con risultati muscolari ed energici. È questo l’asso piglia tutto che riduce le distanze tra passato e presente e che avvalora la tesi del comeback album, forse ancora di più rispetto al precedente. Qui infatti il sound degli Idlewild risulta quanto mai riconoscibile (si pensi a Forever New e contestualmente a R.E.M. e Teenage Fanclub, e il gioco è fatto). Unire i punti dei vari momenti elencati però risulta l’istanza più difficile e probabilmente quella meno riuscita. La tracotanza punk, la nuova/vecchia veste indie-folk-dreamy, i passaggi solipsistici e le intersezioni da arena rock band non riescono a costruire una lega, piuttosto tendono a creare immagini isolate sfilacciando una trama qualitativamente valida.

Interview Music è il nuovo corso di una band che ha scelto di dilatare i tempi per riflettere su se stessa e ripartire da punti fermi. Tuttavia la sensazione che qualcosa manchi per rendere l’esperienza perfetta aleggia costantemente. Il puzzle (per fortuna) non è ancora completo: trovare quel tassello nel prossimo futuro per Woomble e soci sarà un gioco da ragazzi.

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