Recensioni

Lontano anni luce dall’afoxe e dai passi di capoeira, cosa volete che ne sappia questo ragazzo di 30 anni della Bahia che fu? Tanto quanto i turisti che comprano cinturini in cuoio in Plaça Cairu mentre il sole batte sull’oceano. Non preoccupatevi, ci ha pensato un certo Sebastian Notini – che sulla carta parte svantaggiato dato che è svedese (quindi algido?), in realtà quasi baiano (quindi caloroso?) per dimora – insieme ad Andreas Unge, suo sodale nella gestione della Ajabu!, label attiva da più di un decennio con produzioni sempre interessanti (Tigana Santana, Mitù, Sousou & Maher Cissoko) fra world music, jazz, bossa e dancefloor.
Ian Lasserre è all’esordio, il set è minimale ma non poi così minimo, il disco è stato registrato tutto in presa diretta, così si legge in press sheet, anche se qualche ritocchino qua e là si sente. Insomma, siamo della filosofia che più si sente vero, meglio è. Le emozioni, i palpiti e il libero fluire che apre i pori e svuota la mente. Dai avete capito no? quelle solite cose freak che si sentono sempre dire all’inizio. La cosa più azzeccata invece è che questo disco è un tributo alle maree. In portoghese si dice transbordar, straripare, che quando è dell’animo potremmo tradurre come un riempirsi di gioia. In questo Ian non solo rende omaggio ad uno degli elementi magici, ma alla stessa Bahia, città di migranti ieri e di ritorni oggi, e in mezzo a questo via vai di braccia che hanno dissipato lo schiavismo, c’è sempre il mare.
L’incontro col violino persiano di Pedram Shahlai insieme al piccolo arsenale (violoncello, clarinetto basso, flauto, percussioni, batteria, chitarra e mandolino) proposto da una formazione sostanzialmente autoctona, fa di questo Sonoridade Polvora un lavoretto interessante. Si inizia con Rio Bahia, scritta 3 anni fa, che pesca senza tanti permessi dalla musica di Tigana Santana passando per una Marè che mostra qualche elemento di ieri (un po’ di litugia stile Clube da Esquina) e di oggi (weird folk?), per poi procedere in bilico tra bossa e samba in Mar Mirante, nella mpb un po’ languida di Recado, comunque gradevole. Velho Chico River Blues ricorda Caetano Veloso unplugged di metà ’80 (Totalmente Demais), la title track è musica verticale grazie al violino che si inerpica in geografie dove la chitarra non può. Più compatto il sound in E’ o Que Hà e anche in Pindorama. Qui il camerismo triangolare (voce-chitarra-violino) più che spaccarsi viene fagocitato da figurazioni più marcate, da note di sostegno più forti. Chiude il lotto la bonus track Atlantida, folk intimista, un canto che dice natura.
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