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L’equilibrio è la parola chiave. Mitigando l’oscurità con la dolcezza di una voce dreamy, e tenendo sotto controllo la fredda potenza elettronica col calore degli strumenti acustici, gli Hydrogene Sea arrivano all’esordio per quanto riguarda il formato LP condensando cinque anni di carriera che già lasciavano presagire nell’EP Court The Dark buone doti compositive. In Dreams è un disco che prende forma al tramonto, tra echi di Massive Attack dimessi e M83 meno epici, un compromesso con un pop che si fa forte di atmosfere indie sognanti tipo i primi Foals in slow motion e caricati di un’aura techno delicata. Così, tra synth, beat e sample vocali, gli Hydrogene Sea si fanno largo con un’oscura quanto sensuale Another Skin che sfocia quasi nell’industrial e in atmosfere wave Ottanta. Beating Heart controbilancia questa violenza sommessa con una spensieratezza malinconica di stampo Daughter spogliata della matrice folk e immersa in un’elettronica decadente. Lead Us HomeMuky Water sono i brani più rappresentativi del sound del duo belga, che, pur seguendo direttive ben precise, è abile nel tirare su un disco variegato, non ripetitivo e, soprattutto, catalizzatore dell’attenzione di chi ascolta.

Promossi a pieni voti gli Hydrogene Sea, nulla di eclatante ma un grande gusto nel rielaborare le proprie influenze con acume e gran senso dell’equilibrio. Lo si può percepire nei brani più dimessi, come Before I Go, così come nei momenti ricchi di groove come Worry. La peculiarità del duo è quella di inserire una gamma notevole di suoni che vanno dai synth-bass ai campionamenti, dal wurlitzer alle batterie acustiche effettate, in soluzioni strutturali mutevoli. Un buon risultato raggiunto in pieno e reso ancor più significativo dal fatto che sono trascorsi pochi anni da un esordio acerbo che faticava a imprimersi nell’ascoltatore. Un buon inizio, nella speranza che i prossimi lavori siano ancora più a fuoco.

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