Recensioni

7.3

Traducendo dall’ostico tedesco – utilizzato con pudore hitchcockiano
(nel senso di Alfred) – si ottiene non solo il titolo dell’ennesimo
lavoro di Humpty Dumpty, ma addirittura un micromanifesto poetico che informa tutto il programma di questo Eine Traurige Welt F ür Scheiße Leute.
Ovvero: un mondo triste per gente di merda. Ebbene, sì. Sedicente
neo-psichedelico, il buon Alessandro torna dopo un po’ di mesi ad
incantarci e atterrirci con le sue canzoni-trappola, cogli
irresistibili teatrini electro dove si consumano nonchalance rabbiosa,
amaro distacco, suadenti condanne, divertenti sentenze. Con l’acume
acidulo di un elefantino Barrett attraverso brume Joy Division (Amigdala), con l’algida ferocia e l’understatement beffardo d’un Faust’O (Colite spastica), con la laconica psichedelia Skip Spence che incoccia cantautorato wave Fiumani (Yin), col passo krauto che soavemente sposa l’allure dei Notwist (Tutto questo).
Il tutto cosparso di improvvise, sensazionali complicanze, dalle
tossine Hitchcock (nel senso di Robyn) tra elettriche nostalgie beat diUna sera, agli inneschi wave-pop (circa Human League) irrorati di electro funk Herbie Hancock in Giro di vite, passando per la melliflua liaison David Sylvian-Garbo di Termopili.
Ok, mi son fatto un po’ prendere la mano. Ma non è tutta colpa mia.
Sono gli intrugli caserecci di Alessandro/Humpty ad intrigarmi senza
scampo. Le sue danze fosche e cinguettanti da robot guitto. Il cinismo
ostentato dei testi, sordidi e arguti come un  taglione applicato alla
dura legge del reale. Sempre più bravo.

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