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6.8

Fuzz, fuzz, fuzz. Sonorità shoegaze elevate al cubo, per il secondo EP del trio italiano Human Colonies, giunto con Big Domino Vortex ad una visione sonora tridimensionale dove, oltre al puro shoegaze, s’incontrano attitudini noise e glacialismi post-punk. Un affresco convincente in salsa nineties, figlio di una striscia temporale asimmetrica ed assorbita da suoni distorti che qui sanno ben districarsi tra geometrie vagamente pop utili a stemperare atmosfere grumose e tendenti al grigio.

Assetto semplice (il classico chitarra-basso-batteria), per sei brani che sono l’anello di congiunzione tra la violenza dei Sonic Youth, l’alt-rock fragoroso dei Dinosaur Jr e il nichilismo di Ian Curtis. Ma allo stesso tempo anche un suono più articolato, frutto di tante piccole sfumature distorte e lunghe code filmiche, in grado di dare spessore al vortice turbolento di cui si fanno megafono i Nostri: potenza di fuoco disarmante (Big Domino Vortex) e straniante senso di sospensione (Vesuvius) misto a fusioni dark-wave (Psychowash) fanno galleggiare l’EP nell’universo fumoso creato dalle ossessioni di Roy Montgomery e del suo ottimo RMHQ.

Gli Human Colonies sono pronti. Big Domino Vortex è l’ultima porta da chiudere alle spalle, prima del grande salto. I sei brani, pur aggiungendo poco ai discorsi intorno allo shoegaze, sanno tenerti incollato alle cuffie, e forse questo vale già più di tante altre parole.

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