Recensioni
Huerco S.
For Those Of You Who Have Never (And Also Those Who Have)
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Edoardo Bridda
- 15 Giugno 2016

Nel nuovo album Huerco S., ovvero l’alias del producer di Kansas City, Brian Leeds, il discorso d’astrazione rispetto al club intrapreso quasi tre anni fa in Colonial Patterns raggiunge un ulteriore livello di sintesi. Niente batterie elettroniche qui, nessun hi hat o drum kick, nemmeno bassi che potrebbero richiamare il dub o altre derive dance: in For Those Of You Who Have Never (And Also Those Who Have) il discorso si fa ambientale, ma non minimale e neppure banalmente ancorabile a questo o quel disco di Brian Eno o di Basinski. Il residuo dell’esperienza su Opal Tapes, Wicked Bass, Other Heights, è ancora palpabile come, diciamo, portato osmotico dell’operazione. Anche la scelta di rimanere sulla Software di Daniel Lopatin in arte Oneohtrix Point Never sembra rientrare in qualche coerente cartomanzia.
Il discorso fatto qui, se proprio lo dobbiamo circostanziare, ci porta verso qualche remoto capitolo della Pop Ambient di casa Kompakt, non come punto d’attracco ma di partenza. Si allarga dunque una forbice tra il GAS di Wolfgang Voigt, il fumo di Loscil e qualcosa del post-post-rock di Mark Nelson / Pan American, per via di quei refrain vetrosi e para etnici (Hear me Out). Parliamo di un disco dove quel “poco” proposto è in verità molto più di quanto non sembri: ogni traccia possiede una propria looping identity e, a prezzemolo, c’è anche un ritrovato gusto glitch che se pensi a Oval non sbagli. Kraanvogel puntella un ticchettio di vecchi modem su spirali droniche verso l’alto, On The Embakment all’opposto è pop astratto per scelta di colori e aria cameristica, mentre in Marked For Life i tape loop formano una sorta di pianismo cubista. C’è anche spazio per l’emozione, o meglio per la fragilità dei sentimenti, in un pezzo dal titolo azzeccato come Promises Of Fertility, traccia che apre l’ascolto da un altro punto di fuga ancora, quello verso l’IDM più sensibile di casa Planet Mu.
Un disco non riverente insomma, prezioso ed ispirato, e lo si capisce anche dai tagli secchi che spezzano l’amniotica immersione di un brano iniettandoti di netto nelle trame del successivo. Scelta affatto casuale come non lo è nessuna delle composizioni presenti in tracklist.
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