Recensioni

È già un anno abbondante che la Tri Angle ha compiuto ufficialmente il passo della maturità. Adesso il trend procede per stimolanti incroci tra oscurità introverse e intellettualismi ritmici più o meno espliciti, una ricetta che finora ha funzionato alla perfezione accontentando le esigenze di innovazione del pubblico senza però snaturare l'estetica di catalogo con rivoluzioni troppo impetuose. Insieme a Holy Other, Vessel e Evian Christ, il giovane da tenere d'occhio oggi è il ventiduenne di Providence Nathaniel Oak (alias Howse): le cinque tracce che compongono l'EP di debutto Lay Hollow si sviluppano non solo su field recordings evocativi, synth lugubri, bassi profondi, droni soffusi, foschia lo-fi e pitch shifted voices – ovvero tutti i tratti salienti dell'elettronica arty manipolata che la label di Brooklyn si è scelta per farsi parallelo beat della coerenza dark/goth 4AD – ma pure su (sorpresa) cablature juke e jungle. Si parla – come è ormai consuetudine – di influenze filtrate dagli ascolti e radicate sottopelle, piuttosto che di background diretto.
Il risultato è un continuo, crepuscolare gioco al contrasto fra restraint ambient post-Balam Acab (o Laurel Halo in abito King Felix) e frenesia intelligente. Ne è emblema VBS: ritmica 808 nervosa e gemiti ossessivi su letto texturiale che pare fatto di anime in pena (un caso la medesima provenienza di H.P. Lovecraft?); ancora, vibrazioni artcore jungle ad echeggiare certe produzioni mid-90s di J Majik e Photek che vengono ricontestualizzate nella forma juke-feticcia à la Dream Continuum (Machinedrum + Om Unit) e modernizzate, per concisione, nel taglio.
Howse va insomma ad inserirsi naturalmente nel filone di giovani talenti con spiccata conoscenza dell'elettronica d'élite, che sanno di aver qualcosa di potente tra le mani ma si mettono furbescamente i guanti prima dell'uso, spendendo il proprio estro per rinforzare ciò che appartiene ad altre sfere dall'appeal più sicuro. Fu così per Baths ed il suo tessuto ritmico quasi-FlyLotusiano al servizio del dream-glo, è così per i trap/modern beats declinati pop mainstream dei Purity Ring e, in questo caso, del fascino di nicchia del programming juke applicato alla darkwave particolarmente in voga. Attendendo la prova su LP per la pronuncia definitiva, ciò che al momento il nostro ci ha fatto sentire ha già un suo bello spirito, ci piace parecchio.
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