Recensioni

7.1

Ideato e pubblicato solo per il mercato spagnolo, questo Alegrias ha avuto lo scorso anno un successo tale da meritarsi oggi la distribuzione internazionale. E' il caro vecchio Howe stregato dall'atmosfera di Cordoba, accompagnato da una band flamenca di ascendenze tzigane (i Band Of Gypsies) e prodotto nientemeno che da John Parish. Un pugno di tracce nuove ed il resto del programma (in tutto 13 pezzi) impegnato a rivisitare il repertorio con la flemma torbida e la malinconia stropicciata d'un mariachi stanco, ferma restando la dimensione gelbiana di cui ben sappiamo – amandole – le malie narcotizzate, la devozione spersa, le visioni sospese tra fervore e stramberia.

Ebbene sì, ci ritroviamo pur sempre sprofondati nella stessa poltrona che da Hisser a The Listener passando da Confluence ci contiene e consola ricordandoci la struggente finitezza delle cose, il polverizzarsi dei sogni nel mortaio del disincanto. Messa quindi in conto una certa inerzia, o se preferite un'ombra di morbida autoindulgenza, va detto che stiamo parlando di un disco prezioso, perché in esso l'immaginario desertico di Gelb si coniuga d'Andalusia riverberando suggestioni latine meravigliosamente apolidi, come rumbe sciroppose tra miraggi bossanova, come fremiti gitani strattonati country-rock.

Particolarmente riuscite le riletture di Cowboy Boots on Cobble Stone (benedetta dalla chitarra virtuosa di Raimundo Amador), 4 Doors Maverick e Uneven Light of Day. Tra le canzoni di nuovo conio, notevole The Ballad of Lole y Manuel e la breve Lost Like a Boat Full of Rice con l'accorato rigurgito da pianista "felonious".

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