Recensioni

Con le mie mani, singolo di apertura del nuovo album di Giuseppe Righini (ora Houdini Righini), Lascaux, è una delle cose migliori mai partorite dal musicista: una sorta di gospel primordiale e al tempo stesso pienamente calato nell’estetica tutta wave e sintetizzatori del nuovo disco. Lo stesso vale per una Dormi che pare una sorta di narrazione introspettiva con uno sviluppo musicale sorprendente tra archi, beat elettronici e un incedere vorticoso con aperture da musica contemporanea, solcato da un recitato in tedesco che riporta fino agli Einstürzende Neubauten. E che dire di quella melma scura dall’inconscio che è Nudo, incastrata su un minimalismo sintetico di sequencer e strati strumentali in crescendo? Casi esemplari che testimoniano il lavoro puntuale, consapevole e travolgente nel risultato, svolto dallo stesso Righini, da Franco Naddei (Francobeat, Naddei, Santo Barbaro) e da Marco Pandolfini in sede di arrangiamento e produzione artistica.
Non tutto il disco però rimane su questi livelli, nonostante scelte musicali che comunque premiano il coraggio di voler andare oltre gli stereotipi di un genere – quel cantautorato-wave di cui si diceva poco più su – che onestamente, negli anni, ha detto tutto o quasi. La ragione potrebbe risiedere in alcuni testi che, pur mostrando una certa valenza poetica, finiscono per frequentare un ermetismo in rima che si guarda un po’ allo specchio, interessato più alle timbriche che alla reale catarsi di chi ascolta. Pensiamo a quelli di Satantango, o magari a brani come Hikikomori, Cristo Baal o Primavera nera, dove l’obliquità di alcuni passaggi viene razionalizzata da un gusto estetico ricercato ma piuttosto formale nei versi, che finisce per anestetizzare in parte l’urgenza espressiva evidente invece nei brani citati in apertura.
Sia chiaro, Righini è uno bravo, ed è per questo che ci permettiamo alcune osservazioni. L’idea che ci siamo fatti, però, è che quando i chiaroscuri semantici si fanno meno smaliziati e più necessari, tutto appaia estremamente comunicativo e a fuoco, cosa che non avviene sempre nel caso contrario. A un disco che comunque fa quello che deve senza sprecare nulla, hanno partecipato a vario titolo anche Roberto Villa (Ronin), Pieralberto Valli (Santo Barbaro) e Giacomo Toni.
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