Recensioni

7.1

Oltre ad essere diventato praticamente l'unico depositario del brand e aver toccato con mano il “gossip” della ragione sociale (con tanto di photogallery su Vogue), Giulio Calvino è anche un musicista intelligente. E così, dopo aver licenziato un secondo disco come You Look Faster When You Are Young in cui si recuperava un punk funk efficace ma tutto sommato in linea con il revival degli ultimi anni, il nostro ha pensato bene di imporre al progetto una sterzata netta e inequivocabile.

A ben vedere lo si potrebbe tacciare di opportunismo, visto e considerato che se c'è un genere che, al pari del punk-funk, è stato sottoposto negli ultimi anni a rivisitazioni, omaggi e modernizzazioni di ogni tipo, quello è proprio lo shoegaze che si respira in Hopeless. Non fosse che il rock narcotico ed espanso contenuto nelle otto tracce del disco riprende in parte le accelerazioni ritmiche del passato e alla fine funziona alla grande, soprattutto in termini di personalità e scrittura. Variabili che poi in certi ambiti – come appunto lo shoegaze – fanno la differenza tra chi una progettualità ce l'ha e chi invece si limita a scimmiottare i padri fondatori.

Chitarra, batteria (quella di Moreno Balzano), voce femminile (Adeline Fargier) e chissà cos'altro, per un bignami del genere che espettora i My Bloody Valentine tra le distorsioni e gli echoes di We Were Regulars, riposiziona i Brian Jonestown Massacre in territori consoni ai Crocodiles con Wasting My Time, mescola blues e Black Rebel Motorcycle Club in New Sound, gioca col “paraculismo” gradevole dei primi Dandy Warhols e con l'approccio naïf dei Primal Scream di Sonic Flower Groove in Lifespan. Notevole anche la chiusura, affidata al folk sui generis di una March Of The Black Umbrellas in cui qualche vago sapore Jennifer Gentle scende a patti con un Mick Jagger piacevolemente stoned.

Hopeless rimane un disco fondamentalmente derivativo ma ha il non trascurabile pregio di deviare a sufficienza rispetto alle linee guida di genere, forse proprio perché Calvino è uno che in fondo arriva da altri lidi. In questo senso, una delle cose migliori ascoltate negli ultimi tempi.

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