Recensioni

«People compare me to Janis Joplin a lot. I get [it], but I’m not a huge Janis Joplin fan». Questo Frances Quinlan confessava a Vulture nel 2015 subito dopo l’uscita del successo Painted Shut dei suoi Hop Along. La stessa rivista americana, in seno alla stessa intervista, si chiedeva se in quel determinato momento storico non fosse proprio quella della Quinlan la miglior voce rock in circolazione. Al netto dell’impossibilità di poter dare valore ad una domanda simile, ascoltando anche solo una volta Bark your head off, Dog, l’ultima fatica della band di Philadelphia, non si può fare a meno di fare sì con la testa.
Ciò che differenzia la Quinlan da altre voci statunitensi dell’indie come Adrianne Lenker (Big Thief), Katie Crutchfield (Waxahatchee), Marissa Paternoster (Screaming Females) è la capacità di cambiare pelle velocemente, di compenetrare diversi mood all’interno di una stessa traccia con il solo aiuto della vocalità. A far da propellente a un album decisamente sopra la media c’è poi una band che negli anni non ha mai avuto solo un ruolo esecutivo quanto piuttosto quello fondamentale di mantenere fedelmente salda un’attitudine indie sferzata sapientemente da inserti emo, alternative, folk e addirittura shoegaze. Un continuo parto degli anni Novanta tra i Neutral Milk Hotel e Rilo Kiley dove però le influenze non emergono più in maniera vivida ma vanno cercate tra le righe. Ma è il cambiamento appena accennato della Quinlan a rendere oro ogni passaggio di Bark Your Head, Dog: l’affermazione definitiva di quella ruvida eleganza che sfiora a tratti il barocco e che ricorda, nella girandola dei riferimenti possibili, anche Fiona Apple. Alla luce di ciò appare estremamente affascinante osservare come anche nei testi ci si muova su un crinale maggiormente metafisico à la Kate Bush, perché no, in sospeso tra il bene e il male, tra angoscia e liberazione, tra ricordi e presente.
In Look of love, forse il pezzo più intenso dell’intero pacchetto, si realizza tutto quanto appena detto: «I still dream of spiders crawling across my bed. The present, I have no place in it». In altre parole, una presa di coscienza, un cambio di prospettiva e una confessione di natura autobiografica tanto potente quanto realista. La band di Philadelphia non zoppica (questo il significato di “Hop Along”) ma prosegue la propria cavalcata vittoriosa con questo ennesimo gioiellino. Bark Your Head, Dog rappresenta tutta la crescita, la solidità e le idee di una delle band più in forma del momento.
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