Recensioni

6.7

Con gli Hoodoo Gurus c’è sempre quella piacevole sensazione di familiarità, che in un istante ti riporta indietro all’epoca d’oro delle college radio, con tutto quel precipitato di nostalgia che in momenti difficili come questo può essere speso come moneta sonante. Prendete un pezzo come Carry On, il primo singolo estratto dall’album, un inno alla resilienza il cui video omaggiava il duro lavoro del personale medico durante l’emergenza sanitaria. Si tratta di una power ballad corale e ispirata, che non avrebbe sfigurato nella playlist delle stazioni FM degli anni Ottanta e che conferma la band di Dave Faulkner come un’istituzione del rock australiano.

Non era scontato. Chariot arriva a dodici anni da Purity Of Essence, che a sua volta arrivava a sei anni dall’album che lo aveva preceduto e per la prima volta, in patria, riportava i Gurus in Top 20. Non accadeva dalla metà degli anni Novanta. Nel frattempo la band non ha mai smesso di fare quello che sa fare meglio: ovvero rock tout court, attingendo di volta in volta dal garage dei 60s, dal sound di Who e Stones e rifinendo il tutto con massicce dosi di melodismo tipicamente “aussie” che ne ha fatto per anni uno dei capisaldi del power pop a livello mondiale.

La loro somiglianza con se stessi potrebbe mettere in imbarazzo qualcuno. Non certo chi ha apprezzato album come Mars Needs Guitars e Blow Up Your Cool a cui quest’ultimo lavoro sembra ispirarsi nei suoni e nell’attitudine più di altri realizzati negli ultimi trent’anni. A partire dalla doppietta iniziale World Of Pain / Get Out Of Dodge la band appare smagliante e nella sua versione più attillata e anthemica, macina cori e riff con il benestare di Keith Richards e Pete Townshend.

Tutto bene dunque? Quasi. Talvolta le sonorità (sempre perfettamente calibrate) e la classe del gruppo non nascondono qualche giro a vuoto. In particolare in standard garage come Answered Prayers o nell’incedere tribal goliardico di I Come From Your Future in cui sembrano parodiare la band di Leilani e Like a Wow – Wipeout!. Fortunatamente sono episodi sporadici di un piatto ricchissimo, in cui i Gurus dimostrano di saper bilanciare potenza e sensibilità pop come nei momenti migliori, finendo per aggiornare il loro repertorio con gemme come Equinox (guitar pop a 24 carati con cori che profumano di British Invasion) e il jangle pop dalle melodie epiche di My Imaginary Friend. Il meglio lo danno quando la malinconia filtra fra le fessure della corazza da rocker di razza (è il caso di Settle Down e della già citata Carry On) ma c’è spazio per il divertimento a testa bassa con il tiratissimo rythm’n’blues meets Beach Boys di Hang With The Girls  e con il riff affilato di Don’t Try To Save My Soul.

A proposito di divertimento, si chiude con il tono lascivo e reediano di Got To Get You Out Of My Life: si tratta di un pezzo atipico per gli Hoodoo Gurus, che trasuda allegria e joie de vivre da tutti i pori. Un crescendo caotico e coinvolgente che da il senso di come Faulkner e soci siano i primi ad amare quello che fanno. Fintanto che ciò accade non possono sbagliare un colpo.

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