Recensioni

6.4

Se In Blood (2023) ci aveva consegnato una band quasi “ripulita”, intenta a indugiare su atmosfere post-punk e suggestioni folk-horror, Heaven Was Wild segna un’inversione di rotta che sa di ritorno alle origini, pur con le dovute distinzioni. I Hey Colossus riaprono i rubinetti della psichedelia pesante e dei riff fangosi, ma non siamo di fronte al noise-punk caotico e talvolta informe degli esordi. Il sound odierno riflette un equilibrio maturo tra l’impatto viscerale dei primi lavori e una ricerca melodica decisamente più raffinata.

Registrato in soli cinque giorni, l’album pulsa di un’energia istintiva che funge da tappeto sonoro a una tematica centrale di forte impatto: l’idea di un aldilà “selvaggio”, un paradiso terrestre restituito alla natura e agli animali da cui l’essere umano, con la sua stanchezza e i suoi fallimenti, rimane finalmente escluso.

Dal punto di vista puramente timbrico, l’innesto delle voci femminili si rivela una mossa vincente per ampliare lo spettro del sound. Il momento più alto della scaletta è senza dubbio Clock, dove la presenza di Claire Adams aggiunge una stratificazione vocale che nobilita il consueto vigore sludge della band, portando il brano su territori quasi ipnotici. È qui che la fusione tra vecchio e nuovo sembra trovare la sua quadratura migliore.

Tuttavia, proprio la scelta di tornare alla spontaneità radicale degli inizi finisce per essere il limite principale dell’album. Questa urgenza, applicata a una consapevolezza compositiva che la band vent’anni fa non possedeva, non gioca sempre a favore del risultato finale. Se la scrittura dei brani appare oggi più strutturata e melodicamente ricca, la produzione volutamente grezza e la velocità d’esecuzione finiscono per soffocarne le sfumature. Rispetto alla precisione e alla pulizia sonora del lavoro precedente, questi nuovi pezzi sembrano talvolta compressi da un’estetica “veloce” che ne frena il potenziale comunicativo.

In definitiva, Heaven Was Wild è un disco di transizione che vive di una tensione irrisolta: la band ha chiaramente alzato l’asticella della scrittura, ma ha scelto di confezionarla in un abito che ne nasconde i dettagli più interessanti. Resta un lavoro onesto, muscolare, ma che lascia la sensazione di un’occasione colta solo a metà.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette