Recensioni

Ad ascoltarlo così, un paio di volte en passant, Free Humans lascia uno stordimento così piacevole da volerlo fare entrare immantinente nell’olimpo degli album scaricati sul proprio dispositivo. Badate bene quindi, non un ascolto streaming ma un luogo sicuro dove reperirlo anche in caso di improvviso communication breakdown. Nel caso in cui poi vi appassionino concetti quali distopia, nostalgia, abbandono e teorie di James Lovelock magari sublimati in una miscela fatta di chitarre cantilenanti, atmosfere cinematiche, synthpop e Kosmische Musik, forse avete trovato il vostro disco dell’anno.
Se però si vuole cogliere il senso profondo del ritorno di Hen Ogledd (a due anni da Mogic) basterà ascoltare ancora e comprendere due concetti fondamentali. Il primo è: gli humans possono essere free solo se si lasciano qualcosa alle spalle. Il secondo è che non possiamo sapere cosa ci riserverà il futuro ma possiamo provare a fare in modo che non sia un fiasco. Non è casuale che simili riflessioni arrivino in un momento così assurdo e da una Newcastle (un tempo traino della rivoluzione industriale ed oggi tra le città con i contagi da Covid-19 più alti d’Inghilterra) che comincia a vivere le prime crisi da isolamento post-Brexit (In Farewell è chiaro il riferimento: «Can’t believe that it’s all over, and we’re leaving for good. We’ll still wave across the water but we’re leaving, we’re leaving»).
Quindi il 2020 come cesura tra un passato da valorizzare «A spoken word is never lost, it remains and vibrates» (Remains) e un futuro incerto in cui «Nobody knows who we are. Nobody knows where we’re going». Lo sguardo di Richard Dawson e soci è trasognato, onirico e proiettato verso un immaginario e sbilenco mondo “nuovo”. Una lunga notte nella quale siamo probabilmente già addormentati e tesi verso il ritorno ad un mitico passato: «Pre-Cambrian dream, a shepherd’s crown, fossils underground, underground» (Feral). Quindi poco importa poi se il sound risulti in un colorato pastiche fatto di spuri riferimenti all’indie ’00, al krautrock, al synthpop, al nufolk: il retrofuturismo non è stato mai una scienza esatta.
Free Humans è un album fatto di contraddizioni in cui scienza, filosofia e fantascienza si mescolano in parti uguali dando un risultato ben al di sopra della media dei singoli elementi.
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