Recensioni

Alla classica domanda se è nata prima la dj o la producer, la risposta per Helena Hauff sembra una delle più scontate. La resident dj del locale di culto Golden Pudel di Amburgo, portata all’attenzione dei media e dei festival internazionali grazie ad Actress due anni fa, è il perfetto esempio di come un/a dj dovrebbe essere ed agire in un club. Helena non solo possiede una sua impronta stilistica riconoscibilmente techno e una conoscenza della materia che spazia fino alle origini del genere e ai punti di contatto con l’house di Trax e Dance Mania, ma costruisce i suoi set avvalendosi di un concetto più ampio di ritmo, groove, melodia. Possiede un suo novecentesco immaginario distopico (leggi: il lato B dell’ottimismo futurista) e, in pratica, il suo è un piccolo universo, meglio, una trincea 80s che comprende viottoli e cunicoli, curve a gomito e tunnel che vanno dalla minimal wave alla EBM europea, dall’acid più oscura di Chicago all’industrial e a infinite liaisons dangereuses mittel europee tra synth e wave, cybersynth e cyberpunk. Helena conosce così tanta musica all’interno di questi filoni che vederla in azione, adattando l’output differentemente a seconda dell’audience, è un sogno che diventa realtà per ogni generazione di post-punker on the dancefloor, e per chiunque abbia vissuto la magia e l’esperienza degli appiccicosi e ultraumidi dance club dalla fine degli Ottanta in poi, di cui il Golden Pudel rappresenta un degno avamposto. La sua è una personale Metropolis girata con un originale tocco punk. Questo fa di lei un invidiabile e imprevedibile esempio di passione e professionalità per un Arte e Mestiere che, peraltro, da anni conduce con instancabile abnegazione.
Poi, in parallelo, sempre a partire dal 2013, abbiamo la Hauff producer, un pallino coltivato relativamente in breve tempo, che si è sviluppato ed evoluto esponenzialmente, così che la natural born dj è diventata anche un’autrice oltranzista di beat che trovano ispirazione proprio in quelle macchine con cui è composta gran parte della musica che suona durante i dj set. Ossessionata dal lato intimamente electro della vibrazione analogica e dalle ghost in the machine, la Hauff sviluppa così una carriera febbrile, inizialmente basata su scontri tra meccanica e ipnosi, fatti di tribali in preset e mixer, che da Actio Reactio finiscono per abbracciare produzioni più compiute e sottilmente ambiziose (per label come Lux_Rec e Panzerkreuz), progetti collaborativi (vedi Black Sites con f#x) e label personali (Return To Disorder), un percorso coronato dall’entrata nel catalogo PAN, sempre nel segno dell’hardware, delle 303 e delle 909.
Nel 2015, dopo una cassetta/album carbonara/lo-fi in 200 copie non meno interessante (perché contenente il primo materiale pre-Actio), arriva l’album lungo dopo il già valido Lex Tertia, che già contava su 30 minuti di tribalismi, screziature noise, 4/4 bombati, staffilate radioattive e landscape distopici à la Carpenter. Discreet Desires è una faccenda più morbosa e atmosferica riassunta perfettamente dall’artwork b/w umanoide/androide. Torna la letteratura, la fotografia e l’immaginario cinematografico di riferimento del post-punk: J.G. Ballard e Philip K. Dick da una parte, Anton Corbijn e Blade Runner dall’altra, dunque c’è lo sprawl post-atomico (Spur) e il dandysmo cool dichiaratamente mittel (Swon To Secrecy Part I), ma non vengono neppure dimenticate le squadre degli esordi come il gancio con la prima house (L’Homme Mort) e gli inevitabili omaggi a Kraftwerk (Funeral Morality) e al ballabile New Order, magari tagliati su estetiche 8bit (Piece Of Pleasure).
È una Hauff inedita, quella di Discreet Desires, che abbandona l’ossessione per le timbriche e l’incastro ritmico per qualcosa di più umorale e pittorico, seppur in pixel. Ne vien fuori un lavoro che non spicca per trovate, tecniche o arrangiamenti particolari, tanto che alla lunga risulterà un tantino deferente nel ricalcare certi assodati stereotipi di genere, eppure è un buon album, una valida prova di sintesi rispetto ad un immaginario electro-teutonico che dà il meglio nel momento in cui la Hauff si scopre vulnerabile e sottilmente sensuale (Swon To Secrecy Part I, Silver Sand & Boxes Of Mould).
Amazon
