Recensioni

Il secondo disco in solitaria di Hayden Thorpe mescola l’uso della voce in stile tenoril-falsettistico (un miscuglio improbabile di Antony e Jimmy Somerville), la malinconia del nuovo millennio di James Blake negli arrangiamenti caldi e la spinta ritmica del synth pop imbevuto di soul della tradizione britannica. In questo senso la proposta si allinea a una concezione dell’album a tutto tondo, esperienza da ascoltare dall’inizio alla fine, come si faceva qualche decennio fa: in particolare qui emergono molti rimandi agli anni Ottanta/Novanta.
La percezione di organicità viene confermata dal fatto che il disco è stato pensato e composto nel Lake District, nord-ovest dell’Inghilterra, il paesaggio naturale dell’infanzia del musicista, dove ha potuto lavorare su un progetto che integra psicoterapia, musica e meditazione sul respiro. Tutto ciò non ha minimamente scalfito la qualità della produzione, che resta a livelli alti, bilanciata peraltro da una sapiente arte di condurre gli arrangiamenti e di applicare minime variazioni alla palette sonora già utilizzata nei lavori precedenti (in qualche caso anche con i Wild Beasts, gruppo di cui era il frontman).
Chi segue Thorpe probabilmente non noterà grossi cambiamenti a livello di tecnica vocale, ed è infatti nella maturità compositiva che Moondust… si concentra e dà il suo meglio. Il timbro baritonale caldo di Golden Ratio potrebbe ricordare un ispirato David Sylvian con la coda prog à la Tangerine Dream periodo Tangram (c’è pure il sax a chiudere il cerchio della nostalgia), i divani lounge del funky pop di Metafeeling sono di chiara impronta Bowie Novanta. Più vicini a noi i momenti di stupore di Supersensual, i bassi e le atmosfere di Hotel November Tango, che potrebbero stare bene su un disco di Helado Negro, la base di Rational Heartache su uno dei Depeche Mode e l’intermezzo strumentale di Spherical Time II su un mix di Caribou.
Un disco che riprende la grande tradizione pop britannica e la porta avanti con personalità, rielabora le fonti in modo organico e presenta tre quarti d’ora da vivere immergendosi in atmosfere calde, materne, rilassanti, ispirate – a detta del cantante – a un sincretismo tra scienza e religione. Una lunga coccola che non risulta mai leziosa, ma al contrario scalda con onestà e, perché no, una punta di coraggio. I brani segnalati in precedenza sono i più innovativi e durevoli, gli altri manifestano ancora una patina di maniera, che avrebbe dovuto essere tolta per puntare alla lunghissima durata del lavoro.
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