Recensioni

Hamilton Leithauser è il Michael Bublè dell’indie. O per lo meno, aspira a diventarlo. Stiamo parlando dell’ex leader dei Walkmen, una band già avvezza al repertorio fifties e al crooning (soprattutto con gli ultimi album pubblicati prima dell’”extreme hiatus” dichiarato lo scorso anno, ovvero You & Me e Heaven), due elementi adesso centrali in questo Black Hours, ovvero l’esordio solista di Leithauser.
Il paragone con il principino dello swing-pop anni Zero arriva dalla stessa volontà – con esiti non poi molto diversi – di reintepretare una canzone retrò e senza tempo, proponendo, senza alcuna velleità di ricerca del nuovo, gli indimenticabili successi di star quali Frank Sinatra, Cole Porter, Billie Holiday. Una sfida difficile che si gioca direttamente sul campo di battaglia spietato del mainstream, e che, in questo caso, ci consegna un disco ruffiano e fin troppo carico di espedienti, a cominciare dalla nuova immagine di Leithauser, (auto) eletto a novello crooner e rispettabile maestro del pop. Un po’ musical, un po’ jazz, Black Hours presenta comunque un paio di episodi piacevoli: l’irresistibile incedere di The Silent Orchestra, un pezzo che non avrebbe affatto sfigurato in una sala da ballo newyorchese di 60 anni fa, così come Alexandra, altro esempio di quello swing and roll magnificamente citazionista, che ritroviamo anche in 11’ O’Clock Friday Night.
Ad eccezione, poi, di un finale che riprende il rock sporcato vintage e innodico della band di provenienza (Bless Your Heart, The Smallest Splinter), Black Hours si ferma qui: il resto dei brani, infatti, non riesce a colpire l’attenzione nemmeno dopo numerosi ascolti, svelando la natura incerta di un disco diviso tra il puro divertissement e un non molto sincero tentativo di revival. L’impressione è che Leithauser, con la sua ottima voce, avesse voglia di cimentarsi in un genere sicuramente amato e ben conosciuto, ma anche – ed è questo il maggior limite dell’album – di rifarsi velocemente un’immagine e una carriera dopo la pausa indefinita dei Walkmen. Un tentativo che nonostante la carrellata di ospiti illustri (Rostam Batmanglij dei Vampire Weekend, Morgan Henderson dei Fleet Foxes, Amber Coffman dei Dirty Projectors e Richard Swift degli The Shins) non riesce ad andare a segno, ma che permetterà senz’altro a Bublè di dormire sonni tranquilli.
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