Recensioni

I GuruBanana riescono nell'arduo compito di suonare identici a sé stessi e al tempo stesso profondamente diversi. Ci eravamo preparati a una copia dell'omonimo esordio – ottimo esempio di rock velvettiano, vintage nella concezione ma creativo nella sostanza – e invece con Karmasoda ci troviamo di fronte a un disco che rimescola ulteriormente le carte. Riprendendo la solita terna Bowie/Reed/Stones (Unscheduled) e rivestendola di un package tutto nuovo.
A testimonianza il dub della title-track, il Robyn Hitchcock in sbornia lisergica di Enter Any Question o di B.J. Core, gli Arcade Fire di Liza Show, gli Ottanta sintetici via Soft Boys di Rifles o i Clash stile Rock The Casbah di Monochrome Elvis. Brani che hanno l'indiscutibile pregio di sviluppare inedite devianze verso il crooning Eighties più contaminato, pur mantenendo una coerenza e una riconoscibilità di fondo.
Se buona parte del merito è da ricondurre all'ottimo lavoro in fase di arrangiamento e produzione del decano Giovanni Ferrario, il resto è da ascrivere a una scrittura – spesso responsabilità diretta dell'altra metà del progetto, Andrea Fusari – che guadagna in elasticità e credibilità ascolto dopo ascolto. Posizionandosi qualche passo in avanti rispetto a un esordio ugualmente efficace ma decisamente meno personale.
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