Recensioni

Dei Guignol si apprezza l'indole stradaiola eppure autoriale, apparentata agli Stones quanto a Nick Cave e attraversata al contempo da una vena sardonica, teatralizzata, che fin dal nome come in una certa confidenza drammaturgica con Il Teatro degli Orrori trova il suo compimento. Ed è soprattutto quest'ultima caratteristica a differenziale Una risata… ci seppellirà dai due precedenti lavori: una sferzata satirica al Paese – brutto più che reale – in episodi garage-blues sferraglianti, dove le chitarre inselvatichite spargono tregenda con farfisa ed armonica mentre i testi raccontano l'eccesso amorale e insensato che siamo diventati.
Ma proprio qui, nel tracciare il profilo di una realtà che ha mandato in crisi la satira essendo essa stessa più che oscena, i Guignol faticano a tirare le fila di una critica davvero pungente, e lasciano nei brani liriche forse semplificate dall'urgenza di esprimersi, sicuramente poco appuntite tranne che in due ottimi episodi iniziali (Cristo è annegato nel Po, La montagna) e in una 12 marmocchi che complice Cesare Basile vira in folk-blues elettrificato un ritratto dai contorni effettivamente pasoliniani. Poca roba, se non fosse l'intento iniziale piuttosto difficile, e dunque sintomo di coraggio da premiare, vedasi la lunga cavalcata conclusiva de L'incendiario con Amaury Cambuzat a metterci il suo fuoco.
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