Recensioni

7

L’etichetta, la Cuneiform di Silver Spring (MD), consiglia questo disco agli amanti, nientemeno, che di Magma, Boredoms, This Heat, King Crimson e Terry Riley. Il rinomato mensile britannico The Wire, che tanti guida negli insondabili oceani di suono delle produzioni discografiche contemporanee, ci poeticizza su, e scrive di un “dark chalice that intoxicated Lark’s Tongues era King Crimson…“.

I Guapo, alla luce di quanto riportato, sono quindi facili e difficili al contempo da classificare. Prog rock di certo li si può definire, ma con la coscienza meno autocompiaciuta del medesimo. Magma, appunto, e poi i King Crimson intellettuali e angolari della trilogia terminata nel ’74. Difficile da categorizzare perché, e questo è il bello del nuovo Five Suns, mescolano quel gioco vetusto fatto di Mellotron e partiture arzigogolate ad una vena altra apprezzabilissima. Forse persino Stockhausen, sempre così recalcitrante nei propri giudizi sulle musiche altrui, ne avrebbe apprezzato i talenti.

Evidenti in quella “sinfonia prog” – solo che qui ai movimenti della forma classica se ne aggiunge uno in più, son cinque parti infatti – che è l’iniziale Five Suns. Furiosa, disturbata, sostenuta dal braccio forte di un basso propulsivo e tenace, dal Mellotron, l’Harmonium e il Fender Rhodes che tutto travolgono, sgretolando l’epicità da loro stessi voluta in continue polveri hard della miscela sonora, la lunga pièce in questione è forse il riassunto definitivo di 30 e oltre anni di instrumental prog.

Al contempo ne è una celebrazione emozionata ed una rielaborazione sofisticata. Chiudono il platter altre due belle prove del gruppo: Mictlan e Topan, nel segno, sempre più evidente ad un ascolto continuativo del cd, d’un sound voluttuosamnete costruito ed anche trascinante.

Un disco che sbriciola i tanti ostacoli odierni in cui il genere prog si imbatte, nelle sue figliazioni derivative dai Seventies soprattu tto, con la malcerta grazia d’un bulldozer.

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