Recensioni

6

Daniel O’Sullivan è stato il vero innovatore del sound dei Guapo.
Del resto lui è uno di quelli che “ha la visione”, il tocco opportuno,
la malia giusta… forse anche un po’ di genio, ma guai a scomodare
questo termine per i musicisti contemporanei. Quindi io non l’ho detto,
non lo dico e non lo dirò. E’ pur vero però che Elixirs chiude la trilogia (se per i fan Five Suns era L’impero Colpisce Ancora allora questo è ovviamente Il Ritorno
dello Jedi) sotto il segno inequivocabile della sua mano, libera di
inventarsi tutto quello che vuole ora che anche Matthew Thomposon se
n’è andato.

 Elixirs quindi suona diverso e
osa cose diverse non solo (e ovviamente) rispetto ai dischi storici, ma
anche rispetto ai precedenti due album. Qui O’Sullivan e David Smith si
affacciano su territori poco battuti e cercano di variare un po’ il
registro, perdendo un bel po’ di ruvidezza. Il risultato? Fortemente
altalenante. Il disco si apre con il capolavoro assoluto di Jewelled Turtleun brano che in 13 minuti di quiete agitata alterna atmosfere thriller
e inflessioni gitane e mediorientali. Un disco intero tutto su questo
livello e sarebbe il capolavoro definitivo dei Guapo. Che è ancora da
venire, giacchè il resto dei brani del disco è di qualità assai
inferiore.

Il solito intreccio di Magma e King Crimson, il solito mood un po’ dark (ma rispetto a Five Suns o Black Oni qui stiamo in spiaggia a prendere il sole…). Tutto un po’ scialbo e incolore. La finale King Lindorm regala nuovamente brividi di piacere con una terrifica frase di piano gotico, quasi Black Tape For A Blue Girl.
Insomma questa nuova line-up in due ha bisogno ancora di essere rodata
per bene. Matthew Thomposon ci manca. Rimandati al prossimo disco per
un giudizio definito. Per adesso:

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