Recensioni

7

Basterebbe la sola copertina di questo quarto disco dei Grumbling Fur a raccontare le direttive sonore intraprese dal duo O’Sullivan/Tucker: un caleidoscopio di colori sacrificati all’immaginario psichedelico-futurista e che lascia solo presagire un nucleo prettamente concettuale, e quindi sempre sfuggente. Inafferrabile come i suoni evanescenti e cangianti di questo Furfour (un simpatico calembour ideato ad hoc per la quarta pubblicazione) che mostrano la costante crescita del progetto portato avanti dai due avant-rocker, segnato da pubblicazioni fraintese o non del tutto brillanti (l’esordio Furrier) e momenti di grande lucidità che hanno visto l’irrompere di una certa krautedelia (Glynnaestra) mista ad un sempre più solido dualismo psych-ambient dalle venature avant-pop (Preternaturals).

Furfour segue proprio le tracce del suo predecessore ma con un respiro differente (forte anche della nuova esperienza con Thrill Jockey), teso a voler indagare in profondità tutte le galassie parallele della psichedelia pop di cui O’Sullivan e Tucker, seppur con attitudini e percorsi artistici differenti, sono riusciti a farsi meritevoli guru. Lo fanno partendo dalle influenze cardini del loro percorso – dalla sci-fi e la filosofia visionaria di Carlos Castaneda fino al flusso meditativo alla base dei loro componimenti – per giungere ad una sintesi sonora mai così accessibile (pop nella miglior accezione possibile), che riesce a mescolare le succitate attitudini in un interessante mix di psych-ambient cucito su tessuti delicatissimi ed arricchiti dalla grande duttilità vocale dei due, vero punto di snodo per le melodie da cui tutto prende forma. Tra i preziosismi lucenti di Milky Light, la componente ad alto tasso filmico di Molten Familiar, le texture depechemodiane in uptempo di Strange The Friends e le pulsioni a là Eno disseminate con perizia sui dodici brani, i Grumbling Fur riescono a disegnare una mappa visionaria dove s’incontrano le geometrie astrali di Syd Barrett (Acid Ali Khan) e le frizioni degli Stereolab (Heavy Days), l’evanescenza degli Asthray Navigations e la complessità dei Tortoise (Silent Plans/Black Egg). Un intreccio a fitte trame che, nonostante alcuni black-out in scaletta, ammanta e trascina giù in quelle stesse galassie ridisegnate dai Nostri.

A sorprendervi saranno soprattutto le buone intuizioni alla base del disco, idealmente complesse ma in realtà messe a punto con la disarmante leggerezza di chi approccia la composizione mixando flauti di pan, beat caserecci, sitar e loop station. Questo il fascino dei Grumbling Fur, che sembrano ora aver finalmente trovato la loro allucinata dimensione.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette