Recensioni

Giunta al suo terzo capitolo, l’epopea targata Grey History continua il suo percorso di critica estrema e, per certi versi ludica, della società del consumo/divertimento. Dopo Disneyland e lo stardom post-hollywoodiano, a finire sotto i colpi del duo più improbabile ed estremo d’Italia – Gianluca Becuzzi e Fabio Orsi, per chi ancora non lo sapesse – è quell’edonismo misto ad un conservatorismo para-religioso che impregnano una Las Vegas infestata da zombie viventi.
La musica non si discosta dal noto devasto cui Grey History ci ha abituati, quasi che non importasse tanto rispetto al messaggio ideologico che l’iconografia, i titoli, i testi e l’armamentario tutto vogliono comunicarci.
L’incipitaria Grey Pride. Start, una rilettura del tema di Viva Las Vegas attraversata da una colata lavica di infiltrazioni harsh-noise, mette in chiaro da subito modalità e finalità, ma sono i momenti meno esagitati a incuriosire: i vuoti pneumatici di A Grill Party With Satan tra sibili e depressioni, quelli subacquei di Holy Liars Incorporated increspati da una sottocutanea marea di white noise crescente fino all’overdrive definitivo, o ancora le pulsazioni catacombali da giorno del giudizio di Gestapo Of God lasciano intravedere possibili vie di fuga per un progetto altrimenti destinato all’autoreferenzialità. Una sorta di trance-noise post-atomica, come nella ipnotica From Nazi-reth To Las Vegas, vero apice del lavoro.
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