Recensioni

6.7

Quei bravi ex-ragazzi dei Gomez. Senza rinnegare ciò che sono stati e che – giustamente – non potranno essere più, decidono di scremare la verve giocherellona, sedare le derive psych e stemperare certi azzardi electro. Ragion per cui questo A New Tide – sesto album d’inediti e secondo per la ATO di Dave Matthews, prodotto da un’autorità in materia come Brian Deck (già Red Red Meat  – dal cui repertorio arriva il singolo Airstream Driver – e Califone e al lavoro per Iron & Wine, Josh Ritter e Counting Crows tra gli altri) – non ti sembra più quella gincana d’idee ed espedienti, generi e atmosfere, umori e azzardi che così pesantemente – e talora gradevolmente – li caratterizzava nei primi lavori. Quello era appunto ciò che non potevano – non dovevano – essere più.

Per continuare ad esserci era necessaria una resa dei conti con la capacità di scrivere canzoni in grado di stare in piedi da sole. Poi è chiaro che non si smette di essere i Gomez così da un giorno all’altro. Ecco infatti che nella verve suadente di Natural Selection, tra i guizzi quasi Eels di If I Ask You Nicely o nel fervore cyber-folk di Win Park Slope (tipo i Califone – inevitabile influsso Deck – soggiogati Radiohead) finiscono col sembrarti i soliti nerd da laboratorio col pallino degli alambicchi sonori. Ma la vera novità è che forse per la prima volta un disco dei Gomez si arricchisce col passare degli ascolti, rivelando una raffinatezza di scrittura che spesso e volentieri sopravanza l’acume strutturale e delle orchestrazioni (le trepide Other Plans e Bone Tired, la quasi pearljammiana Very Strange…).

Insomma, una specie di rivoluzione copernicana. E alla fine, pur in questa dimensione da band oramai normalizzata, fanno la loro più che discreta figura.

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