Recensioni

6.9

Fred Nicolaus, ovvero la metà dei Department of Eagles (l’altro è Daniel Rossen dei Grizzly Bear), ci prova in solitario, spinto sembra da una serie di vicissitudini troppo personali per poterle ponderare in condominio. Così, fidando nella spiritual guidance dello scrittore John Cheever e nell’aiuto di Rossen più qualche altro grizzly, sforna una raccolta di dieci tracce sotto il disarmante moniker Golden Suits. Ovunque volesse andare a parare, ci è riuscito piuttosto bene.

Le canzoni non sono di quelle che squarciano l’airplay, ma funzionano in virtù d’un trasporto soffuso George Harrison tra vaghezze umorali Randy Newman, il tutto glassato da una stralunatezza degna del più placido Robyn Hitchcock, tale da determinare un accadere emotivo differito, ciondolante su vibrazioni un po’ (di)storte e rallentate. Quel tanto che basta a spostare il baricentro dall’asse della consuetudine, costruendo siparietti intriganti, stranamente poetici. C’è qualcosa del caracollare balzano Pavement (Find A Way), seppure spesso immerso in un liquido amniotico Radar Bros (You Can’t Make Your Mind Up); altrove persino avverti un retrogusto da Sea & Cake irretiti Mark Kozelek (Dearly Belove).

Ma è soprattutto questo piglio diversamente leggero – l’inquietudine appena dietro la cortina fumogena, una nostalgia che s’insinua strisciando e svicola come è venuta – a costituire il quiz prezioso di pezzi melodicamente non eccelsi eppure contagiosi, come la opening Swimming In ‘99 o la languida Under Your Wing.

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