Recensioni

Con una copertina dagli stessi colori di quella di Clandestino, tornano Hutz e soci, a tre anni da Super Taranta e dopo la celebrazione di Live from Axis Mundi.
Finora il combo gipsy-punk si era sempre scrollato di dosso i sospetti di esotismo da salotto che potevano nascere dalla nota amicizia con Madonna grazie alla verve genuina del loro terzomondismo sincretico (a partire dalla formazione) e agli esplosivi concerti; non questa volta, dove è proprio il piglio sagace dei Nostri a scarseggiare al punto che pure i brani migliori, contenuti per lo più nella prima metà della scaletta (Companijera, Rebellious Love, Pala Tute), risultano sottotono.
In proverbiale assenza di hits (peraltro mai richieste), la semplicità armonica della loro musica, tratto distintivo del genere, comincia a suonare semplicemente ripetitiva scoppiettando al minimo sindacale. La produzione, scolastica, di Rick Rubin è più che indiziata, ma ci si chiede se si tratti di un semplice errore di scelta o di un biglietto verso la normalizzazione.
A questo punto sarà il tempo a dire se si tratta di una momentanea, fisiologica flessione o l'inizio di un più pericoloso svuotamento di significato.
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