Recensioni

Anni fa c’era la moda del wonky, poi sommersa dalle vicissitudini post-soul di James Blake e affini. Godblesscomputers, il progetto di Lorenzo Nada, si accosta a questo filone in maniera professionale e – cosa rara per un’italiano – senza provincialismi, staccandosi subito da essenze finto-intellettualoidi di nicchia ed entrando a far parte di un’idea estetica di beat internazionale che, come dice lui in una recente intervista, è intrisa di soul funk ed è stata influenzata da DJ Shadow, Prefuse 73, Ninja Tune, Warp, Def Jux e Anticon. Descrizione perfetta per uno dei più promettenti italiani concentrati sul sound elettronico a più ampio spettro di contaminazioni (insieme a Clap! Clap!, Memory9, UXO e pochissimi altri) che sembra veramente uscire da un’altro pianeta – musicalmente parlando.
Sette tracce costruite con campioni di voci soul, arricchiti di suoni d’ambiente che fanno molto Four Tet, il tutto miscelato con una giusta dose di basso, pronta per il dancefloor slow. Tattiche soniche su cui aveva già meditato nel disco del 2012 Freedom Is O.K., ma che oggi si consolidano su un’autorialità forte e decisa. La formula del looping alla lunga può stancare, ma qui le variazioni sul tema sono intriganti. Si parte dai riferimenti ai rappresentanti più stellati dell’intimismo (Burial in What We’ve Lost, Zomby in Seventh Floor, qualche cineseria Gold Panda in Icry) e si arriva (Nothing to Me) a una sintesi personale che rimanda alle estetiche Morr condite con suoni di sintesi e field che non guastano, un Microcosmos (ricordate il film sugli insetti?) di note e percussività che cadono a fagiolo. Alta classe synthetica anche in Collapse con suoni liquidi e ripetizioni minimal tagliate con percussività tribali. La tensione cade un po’ nella facile ripetitività ethnic con filtraggi e voci world di Yuan (sembra di sentire uno dei pezzi della Thievery Corporation mescolato con qualche taglio Kruder & Dorfmeister, per capirci) e nei sentimenti melò-lounge di Orange.
Stiamo comunque assistendo alla nascita di un nuovo talento, che potrebbe esplodere a livello mondiale, per la sua capacità di costruire melodie orecchiabili (e quindi pop, magari pure da spot) in un sottobosco di ritmiche complesse. Una lieta sorpresa, che non capita tutti i giorni. Dacci dentro, Lorenzo. Giù il cappello.
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