Recensioni

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Un conto è pensare Glenn Branca ai tempi della no-wave, un intellettuale prestato alla violenza e al nichilismo, un compositore che si inserisce in un colpo di mazzo (cioè con un paio di lesson e quel primo monolite che è The Ascension) con una scarpa nella contemporanea e nell’altra nella storia del rock. Uno a cui viene l’idea di un esercito di chitarre la cui scordatura è un’arma da controllare e usare, non un difetto da minimizzare.

Un conto è ritrovarselo a teatro, con la serietà che si confà al luogo e che comunque merita la musica di Branca; e questa seconda possibilità è leggermente straniante. In definitiva, comunica una punta di noia. Sono gli occhi che si annoiano, perché a chiuderli – durante l’ascolto – le scordature colossali di Glenn ipnotizzano lo spirito, lo tengono in costante stato di ammonimento; certo diciamo che le due sinfonie contenute in questo DVD, cioè Symphony Nos. 8-10 – Live At Kitchen (registrato al Kitchen, appunto, di New York nel 1995), soprattutto la ottava, sono un po’ sottotono rispetto ad altre (giustamente) più blasonate – sempre da un ristretto numero di blasonatori, certo; anche se la mistura tra potenza e raffinatezza è indiscutibile.

Per concludere, giudicando solo l’operazione audiovideo, non riesco a non pensare che quell’esercito di chitarre prende la forma (non me ne vogliano) di musicisti un po’ ingessati; e allora qui si propone un timido (6.5/10). Che passa a (7.0/10) man mano che si riascolta (ma non vede) la seconda parte della Symphony No. 10, mentre ci si sussurra The Horror.

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