Recensioni

6.5

A quanto pare la storia che Glen Matlock sarebbe stato cacciato dai Pistols per il suo amore per i Beatles o per la sua troppa classicità, era una leggenda (anche perché Rotten e co. di fatto non spregiavano davvero la tradizione, semmai la rileggevano e la rimaneggiavano); ma non si può negare, alla luce della sua carriera solista, un certo amore del Nostro per il lato più classico del rock’n’roll, sia delle origini sia di come quegli spunti sono stati sviluppati nei decenni da parte del filone più legato a quell’idea di musica.

Il nuovo album conferma tutto ciò: non a caso tra coloro che hanno aiutato a registrare il disco, oltre a Earl Slick c’è anche Slim Jim Phantom degli Stray Cats (i due, oltre che in un trio negli anni ’80, hanno anche suonato insieme nei Dead Men Walking con occasionali partecipazioni di Matlock), a confermare l’approccio rockabilly della copertina, con il bassista che si pettina il ciuffo a banana. Anche se principalmente siamo dalle parti di un roots rock americano, puro nelle iniziali Won’t Put The Brakes On Me (una dichiarazione di intenti), Wanderlust e altre, con passaggi vagamente glam (Strange Kinda Taste), punk’n’roll (Cold Cuckoo LandChill, la Sexy Beast che intitolava un EP del 2017 in cui si suonavano anche cover di Blank GenerationJohn I’m Only Dancing e… Happy – esatto, quella di Pharrell), oltre a un blues à la Thin White Rope come Hook In you, rallentando per la ballad d’ordinanza (Peace Of Work) e per l’inattesa cover di Montague Terrace (In Blue) di Scott Walker.

Una scaletta suonata come si deve, col giusto piglio e una produzione calda e rispettosa dei crismi del genere, con la non caratterizzatissima voce Matlock che però canta con disinvolta sicurezza: tutto molto classico, grintoso come richiesto e anche piacevole, buono per gli amanti del genere. Manca però qualche picco che avrebbe riscattato un disco che sarebbe potuto uscire tranquillamente due o tre decenni fa.

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