Recensioni

6.5

In questo senso, le collaborazioni con artisti dalla sensibilità affine paiono assumere il rango di esercitazioni e studi preparatori in vista di quell’opus maius perennemente in costruzione che è il percorso in solitaria del chitarrista lombardo.

La più recente, quella con l’allievo e sodale Nicola Ratti (già in Pin Pin Sugar e Ronin, ma anche autore di interessanti dischi a proprio nome), è un lavoro di precisione artigianale pazientemente offerto alle potenzialità dello strumento primattrice – sebbene si ascoltino, oltre alle chitarre, percussioni, turntables, elettronica. 4’27’’ è ipnotico girare a vuoto di chitarra effettata su sfondo sintetico, 7’30’’ loop di arpeggio alla Gastr del Sol e successiva risacca di feedback, 6’19’’ improvvisazione su ritmica dub, 07’01’’ noise digitale e lunga coda percussiva psichedelica, 2’24 tributo esplicito a Derek Bailey. Ristora la quiete raggiunta dalle ampie volute di droni dell’ultimo 10’ 57, brano memore dei fasti di August.

Disco affascinante, ma solo per orecchie ben disciplinate. Meravigliosa l’immagine di copertina dal vago sapore pasoliniano.

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