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7.2

Il percorso di Giulio Casale ha il calco dell'inquietudine. Da leader degli Estra prima, formazione fermatasi un passo indietro dall'autocitazione, e poi come splendido interprete filologico del teatro-canzone di Giorgio Gaber e di spettacoli autografi. Ma anche come scrittore (romanzi, poesie, saggi) e cantautore (In fondo al blu del 2005) Giulio ha l'approccio dell'intellettuale giù dal palco e del performer di raro crisma quando vi è sopra. Il ritorno al songwriting è dunque di quelli attesi, soprattutto se alla produzione vi è una garanzia come Giovanni Ferrario (PJ Harvey e via dicendo).



Dalla parte del torto, titolo che sa di resa fin dalla citazione brechtiana, è un frame iperattuale di episodi pop-rock all'altezza, suonati con piglio verace (Antonio Gramentieri dei Sacri Cuori alla chitarra, l'Aidoru Diego Sapignoli alle pelli) e madidi di intuizioni di scrittura e arrangiamento che valgono l'ascolto. Così fra sortite elettroniche, archi, fiati e inaspettate parentesi rumoristiche (una Virus A vergata live in studio) Casale dice la sua e la nostra sul frastornante The End dell'Impero Occidentale. E proprio Fine, a guisa di beffardo rock'n'roll party, fa da primo singolo ad un lavoro sulle nevrosi e necrosi di una società in dismissione.



Non mancano altrove tratti inevitabilmente gaberiani (Personaggio comune) e pure qualche passaggio a vuoto (la cover non eccelsa di Magic Shop di Battiato). Ma Casale conosce il rigore e l'onestà, come quando in Apritemi disegna un ritratto di lancinante spietatezza delle comuni solitudini di massa. E le tastiere su cui la sua voce fluttua sono il mare d'invisibile vuoto in cui affoghiamo tutti.

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