Recensioni

Prima c’era il dj-mix, poi è arrivato il bastard-pop dei 2 Many Dj’s (e di tanti prima e dopo di loro) ora è arrivato il momento di andare oltre a questo fenomeno di miscelazione, di rimescolamento della nostra cultura “mordi e fuggi”. Sostanzialmente i tempi moderni vivono sulla velocità e sulla necessità di fare più cose allo stesso tempo; la possibilità quindi di condensare in brani da 4 minuti un qualcosa come 40 e più campioni di canzoni più o meno da radio FM, anni’80 trash, alternative anni ’90, brani da banda per matrimoni, eccetera, è sicuramente segno dei tempi che viviamo.
Che questo processo poi possa nascondere una grande passione musicale a 360 gradi e una grande consapevolezza del fatto che tutto può essere “mischiato” con tutto, diventa una consapevolezza patrimonio di tutti. Noi ascoltatori in primis. Il deus ex machina del progetto è Girl Talk aka Gregg Gillis, un dj tuttofare di Pittsburgh venuto alla ribalta con questo suo procedere già dal 2006 con il celeberrimo Night Ripper. Il collante che regge fra loro i vari campioni di canzoni più disparati è una solida base hip hop con svariati vocalist di turno che hanno il compito di contenere quello che altrimenti sarebbe un prodotto fin troppo frammentato. La carta vincente è infatti l’assoluta coesione fra i vari brani del disco, cosa che diventa stupefacente notando come non ci sia assolutamente problema a mixare un errebi anni ’60 con un post punk anni ’80 e poi sentirci un campione di Avril Lavigne subito dopo e non uscirne disgustati.
Nell’America che conta, quella dove i party sono organizzati da gente che la sa molto lunga, si dice che gli show di Girl Talk siano dei veri propri eventi a base adrenalinica in grado di unire persone di cultura e gusti separati. Insomma una revisione della cultura rave anni ’90 è racchiusa ora in questa piccola perla che ha più importanza dal punto di vista sociologico che non da quello prettamente musicale. Volendo poi si può pure giocare a cogliere la citazione in quel brano piuttosto che in un altro o semplicemente scorrere la pagina wikipedia dell’artista e notare chi ci è già impazzito sopra per arrivare ad una possibile scaletta dei sampling.
Evitando l’onere di citare un pezzo su altri, il che francamente toglierebbe senso all’operazione (dato che più di ogni altro caso questo è un disco che necessita ascolti completi), ribadisco che questo album è la prova eclatante che i nostri tempi sono fatti di rimasticamenti continui e di innamoramenti istantanei e brevi. Divertente, musicalmente stimolante, oltre che ottimo party cd estivo, Feed The Animals non è semplicemente un disco ma un segnale della cultura pop.
Amazon
