Recensioni

Dopo l’esperienza indie-pop con i Vegetable G, Giorgio Spada torna sulle scene con un lavoro a sua firma nel quale dà libero sfogo a quel processo di ricerca sonora che è da sempre uno dei tratti distintivi del musicista di Monopoli. Auradolce è un disco lungo (1 ora e 23 minuti) e complesso, nel quale ci si inabissa in un personale quanto stratificato e riflessivo lavoro di sperimentazione e costruzione sonora. Una sintassi ricca ed elaborata che parte da elementi basici, semplici ed essenziali, per arricchirsi sempre più di brano in brano.
Si comincia con la soffusa e minimale Acquaverde, per passare subito ai battiti pulsanti dell’elaborata Circulata. Elettronica IDM, sfondi ambient, spruzzi techno ma anche un landscape cinematico (Specchio), evocativo e immaginifico, tracciano la strada di un album che mira ad ascolti attenti e dedicati, con eleganza e grande espressività tecnica. Prendendosi tutto il tempo necessario – non è un caso che i momenti migliori siano anche quelli più lunghi, si ascolti ad esempio Sottosuolo – Spada riesce ad elaborare le sue traiettorie, che tra midtempo e chillout alternano accelerazioni (Polline, Stagno), momenti più leggeri (Isoletta) e atmosfere rarefatte (Asterisco).
Un concept che tra bit soffusi, echi e rimandi, restituisce un immaginario creativo vivido e illuminato che nella sua veste live – arricchita del contributo multimediale dello studio barese DualBit – potrebbe restituire un potenziale esperienziale ancora maggiore.
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