Recensioni

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Diciamocela tutta. Dal nuovo disco di Giorgio Poi ci si aspettava tanto, qualcosa che riuscisse a tracciare un filo con il magnifico esordio Fa niente del 2017 dopo lo stop di Smog. Quest’ultimo, come la colla Vinavil citata all’interno, aveva lasciato una patina incolore sull’artista novarese solo parzialmente sciolta dalle collaborazioni con Francesca Michielin e dalla colonna sonora del seguitissimo Summertime su Netflix. Stavolta invece già i singoli anticipatori lasciavano ben sperare. Con I pomeriggi, si intravedeva di nuovo quella speranza di poter ritornare a struggersi come avevamo fatto con la malinconia perfetta di Paracadute o con i riff killer di Acqua minerale. Giorni felici invece, un mini concept lievemente più scarico ma delizioso nel suo tandem con la fumettista ZUZU, diceva molto di più sul nuovo corso del cantante del roster di Bomba Dischi.

Al momento dell’uscita dell’album dunque, Giorgio Poi, che non ama seguire hype o correnti particolari, scriveva questo sul suo profilo Facebook: «La gommapiuma è un materiale utilissimo: attutisce i colpi, assorbe, protegge le cose fragili. La sua leggerezza è la sua forza. Ho scritto questo disco in un momento in cui alla mia fragilità si sommava quella della mia intera specie, e al mio peso quello del mondo in caduta libera. Se non sono andato in frantumi è anche grazie a queste canzoni». Game. Set. Match. Liberando se stesso ma soprattutto gli ascoltatori più voraci da un gravoso onere, quello di voler giudicare immediatamente il prodotto finito.

Al netto di un paio di episodi oggettivamente meno brillanti (la stessa Bloody Mary, non me ne voglia Toffoli), Gommapiuma è un album che scrive un nuovo capitolo nella carriera di Giorgio Poi. Un passo indubbiamente in avanti in cui esiste una riflessione sul tempo presente e, perché no, sul tempo futuro. Sul piano musicale siamo di fronte al disco più morbido dei tre, rotondo quanto basta per richiamarne le origini. Pensate a Supermercato. Meno sintetizzatori e meno elettronica, caratteristica che in altri momenti aveva contribuito a creare un’estetica precisa e che nello specifico viene rimpiazzata da echi jazz e blues, smussando così gli spigoli dei brani. È l’andamento che è cambiato, e non solo grazie ai quartetti d’archi. Con Gommapiuma il cantautore rallenta e fa un passo di lato, dimostrando che si può uscire vivi dall’it-pop.

Dal 2017 ad oggi il mondo è cambiato radicalmente e Poi è forse riuscito a resistere allo tsunami della semplificazione, allo scandalo della normalità procedendo per tentativi nel creare una propria – autentica – identità. Un processo continuo e non statico, che bilateralmente riesce a comprendere anche i mutamenti velocissimi del pubblico. Citando Guccini, Poi ha molte cose ancora da raccontare (per chi vuole ascoltare) ma per goderne non bisogna avere fretta.

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