Recensioni

7.1

La produzione musicale dell’ormai ex Afterhours, Giorgio Ciccarelli, è sempre stata degna di nota. Con i Sux!, ad esempio (quattro album tra il 1998 e il 2005), il Nostro ammiccava al grunge solo superficialmente, per poi uscirsene con una formula musicale avvincente fatta di tempi dispari, sincopati barcollanti e chitarre vicine al noise. Se non avete mai ascoltato nulla della band, potrebbe bastarvi un Volo nuovo per aver chiara la situazione, anche se il mio consiglio è di recuperare – se li trovate – almeno i primi due album, ovvero Contattocuorestomaco e Di fronte al civico 13.

Fin dai tempi dei Sux!, l’impronta di Ciccarelli è sempre stata una certa obliquità nella scrittura, uno sdrucciolare consapevole sulla metrica del testo e sulla melodia capace di creare immaginari sonori alieni seppur ripiegati sulla forma canzone, sospesi tra sintesi e concretezza, e con la chitarra elettrica sempre in primo piano. Un uso della chitarra, tuttavia, atipico e nervoso, rumoroso e in divenire: una logica da triangolo scaleno che della “quadratura” di cui si parla in uno dei brani del qui presente Le cose cambiano, ha sempre avuto – per fortuna – ben poco.

“Le cose cambiano”, appunto, ma non per Ciccarelli, che in questo primo album solista aggiunge nuovi tasselli a quel puzzle inclassificabile che è la sua musica. Coinvolto Tito Faraci (scrittore di fumetti e di romanzi) per i bellissimi testi, ma anche vari disegnatori per arricchire il booklet allegato al disco (Paolo Bacilieri, Alessandro Baronciani, Bruno Brindisi, Claudio Calia, Giorgio Cavazzano, Alberto Corradi, Giuseppe Palumbo, Claudio Sciarrone, Sio, Sergio “Saccingo” Tanara, Tuono Pettinato, Silvia Ziche e Paolo Castaldi.), il musicista attrezza un album vitale e, nonostante tutto, necessario. Il viaggio è un gioco dell’oca che dosa imprevisti e variazioni su una base rock-noise ricca di depistaggi calcolati: nella title track, ad esempio, si annusano percussioni quasi industriali su una ballad onirica, La quadratura del cerchio è un rock in odore Afterhours che si sviluppa su un riff lancinante dell’elettrica, nell’ottima Non puoi tradire un amico si mescola uno spirito avanguardista nel cantato – un po’ sul modello di un Ci sarà una bella luce della band di Agnelli – a una ritmica quasi punk-noise, in Amore: è una parola spunta un reading che ha per protagonisti otto versi pesanti come macigni.

La tracklist riserva parecchie (belle) sorprese, ed è forse questo l’elemento più intrigante del disco. In qualche caso non tutto gira per il verso giusto, come nella interlocutoria La vita in generale e in un primo singolo – Venga il mio regno – che soffre di una certa “regolarità” di fondo, se paragonato al resto del programma, pur avendo il merito di indicare il suono che caratterizzerà l’album. Eppure Le cose cambiano è un lavoro acuto, attento alle contaminazioni e al tempo stesso piacevolmente sfuggente: un’ottima premessa per una nuova avventura solista che a questo punto pare davvero promettente.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette