Recensioni

6.8

Se Nostra signora della dinamite (2009) aveva spostato l'asse dalle parti di un cantautorato rock vero e proprio, mai tanto denso e pensoso per non dire intimista, con Rojo la premiata ditta Giorgio Canali e Rossofuoco torna a mettere l'accento sull'urgenza stradaiola, sull'indignazione scatarrata triturante retorica. Presentando il disco – il sesto del repertorio "solista" – lo stesso ex-CCCP racconta di aver dovuto superare una crisi creativa, qualcosa a metà tra la sindrome da pagina bianca e lo stress da prestazione. Oppure, più probabilmente, una overdose da incazzatura per lo stato delle cose che lo inducevano perlopiù a masticare bestemmie.

Poi s'è aperta una crepa di speranza, merito forse – chissà – del venticello primaverile che spirava dalle parti di Puerta del Sol, e puntuale è arrivata la reazione: ecco riaccendersi la spia del disincanto, ecco sgorgare queste undici canzoni come altrettante invettive calate a mitraglia, bestemmie – ebbene sì – ma acide e amare per demolire il facile conformismo delle illusioni, il tutto ricondotto alla irragionevole ragione del rock (in questo senso la opening track Regola #1 è una sorta di manifesto poetico).

Lo spasmo è più diretto e sbrigativo che mai, insegue le proprietà liberatorie dell'immediatezza sacrificando un po' di quel rovello scuro che nei precedenti lavori ispessiva la trama di ombre Noir Desir. Ciò non rappresenta affatto un problema quando l'estro è imbelvito: vedi la stoniana Risoluzione strategica #6, una non meno che travolgente Carmagnola #3 (dal formidabile finale) e quella specie di Bob Dylan trafelato – mai tanta armonica, in un lavoro di Canali – di Ci sarà (che se la sfornasse un Ligabue – ipotesi ab absurdum, s'intende – potrebbe galoppare nelle playlist d'ogni ordine e grado). A pagare dazio ahimè sono invece le ballate, a parte la discreta Controvento e una accorata ma un po' fiacca Orfani dei cieli: si snoda piuttosto prevedibile difatti Treno di mezzanotte ed è piuttosto bruttina – un po' come certi bolsi Modena City Ramblers, poniamo- quella La solita tempesta cantata assieme ad Angela Baraldi.

Detto questo, ci sia consentito ribadire che quando lo zio Giorgio tiene lo sguardo truce ad alzo zero si va lisci e sferzanti as usual, vedi il sacrosanto pane al pane di Sai dove e le sincopi post-wave di Un crepuscolo qualunque. Insomma, con tutte le inevitabili e accidentali differenze del caso, è il solito Giorgio Canali. E questa è la buona notizia.

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