Recensioni

A tre anni di distanza dal primo lavoro in studio, l’EP Noianess, e dopo una lunga serie di date che ha accompagnato la band nella produzione e nella scrittura dei nuovi brani, il quartetto milanese Giorgieness giunge finalmente al suo primo album, per l’occasione interamente registrato in analogico. La formula della band conferma, in buona sostanza, quanto già proposto dal vivo e nell’EP di debutto: un rock sferzante, livido, martellante, quasi grunge, che si sposa bene con linee melodiche sempre molto lineari, semplici e pulite.
La principale titolare della band, Giorgie D’Eraclea, aggiunge ai testi la malinconia di una ventiquattrenne che deve fare i conti con relazioni complicate, amori incerti, delusioni e dolori. Una voce decisa e appuntita che ben si adatta a ritmiche pulsanti e chitarre distorte che rimandano fortemente allo stesso arco di influenze noise-rock della Carmen Consoli di Mediamente Isterica. Nonostante brani più quadrati – la nuova versione di Sai parlare, i singoli K2 e Come se non ci fosse un domani – La giusta distanza si ferma però ad uno standard qualitativo che pur suonando piuttosto definito e quadrato, non sembra mai decollare veramente verso un qualcosa di più esaltante, compiuto e interessante. Ecco allora che anche uno dei momenti più maturi e validi come la dimessa Non ballerò – che da un’atmosfera sussurrata esplode tra urla disperate e rabbiose – finisce per restare un episodio isolato, prima di tornare alle consolidate, e anche un po’ ripetitive, strutture dei brani. Strutture che tra il cantautorato di Levante e gli sfoghi emo di Maria Antonietta mostrano abbastanza rapidamente i propri limiti.
Per l’energia mostrata dal vivo, i buoni intenti dei primi brani e le qualità della band, poteva essere decisamente qualcosa in più questo debutto, che invece si ferma ad un compitino piuttosto didattico che smette di sorprendere molto presto lasciandosi ascoltare fino alla fine in modo tutto sommato innocuo.
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