Recensioni

La terza prova del cantautore del Canton Ticino riassume l'andamento a dir poco altalenante dei due predecessori. Un piccolo gioiellino di italo pop l'esordio Si può essere un'alba (tanto che allora qualche network radiofonico s'accorse meritatamente di lui), un tonfo di canzoni spuntate, autoreferenzialità e un filo di spocchia il successivo Daytona, a rappresentare Gionata come autore controverso, capace a stretto giro di quasi capolavori e sostanziali patacche.
In nove mosse, dicevamo, fa il riepilogo, anche per quanto riguarda le influenze, vedasi quell'alternarsi di synth-pop analogico, cicaleggi funky e amenità disco che è la cifra del titolare, ma anche perché da una traccia all'altra si trova la stessa instabilità qualitativa dei dischi meno riusciti di certi outsider del nostro cantautorato (Fortis, Giurato) ed è innegabile che l'indole di Gionata, più che l'identità musicale effettiva, sia da avvicinare a costoro.
Insomma è un saliscendi continuo. Happy boy con la sua piacevolezza mediana a mentire su una successiva e salvifica aurea mediocritas, Le cose facili azzoppata da un testo banale e prevedibile, Tu vali! risolta in un godereccio disco-funky-pop nonostante un altro testo da rifare, Di più attraversata da una bella intimità cantautorale e il synth ad albeggiare al posto del ritornello (una citazione da Impressioni di settembre?), Credo in Disney nuovamente funky e synth-pop con testo e melodia a dir poco stentorei. Da qui in poi è la volta delle carte migliori, a partire da una Lola variegata su più influenze dopo un inizio esaltante in quadratura Battiato ottanta e volteggi d'archi e proseguendo con una Giorno sì in ricami di acustica, sentore d'elettrica Radius e ritornello in grazia battistiana.
Ovviamente il finale è con lo schianto di una torch song secondo lui, titolo La mia avenue, con elegia di archi e fiati che aggiungono (melo)dramma a (melo)dramma. Che qualche testa esterna intervenga almeno per tagliare col machete certe zizzanie testuali: Gionata è uno dei maggiori talenti sprecati degli ultimi anni, una cometa da indirizzare affinché non si spenga.
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