Recensioni
Corsi e ricorsi storici. “Il Bloom é un piccolo locale, poco a nord di Milano, dove ricordo ci suonai nel 1989 e m'è sembrato strano tornare in un posto dove suonai 25 anni fa. É un po' come se avessimo viaggiato unicamente in circolo. Ma forse é davvero il percorso che dovevamo fare”.
Non dev'essere facile ritrovarsi a 25 anni di distanza sullo stesso palco, quante domande ti farai? Che sensazioni proverai? Il viaggio t'ha riportato sui tuoi passi, ma i compagni sono cambiati, inevitabilmente, hai fatto strada, tanta e irregolare. Una data in un paese della provincia milanese ti rimanda indietro nel tempo: quando il tuo gruppo aveva pochi anni di vita, una formazione ancora provvisoria e un repertorio di 4 dischi, sulla ventina prodotti negli anni. E allora cosa pensi di fare? Ti lasci prendere dall'emozione e dai ricordi? Fai riaffiorare chi ti ha abbandonato e chi hai abbandonato?
O, semplicemente, ripercorri la strada… Rivivi quei 28 anni di carriera che hai sulle spalle e rimetti in fila, uno ad uno, tutti i passi compiuti e le orme lasciate, comportandoti allo stesso modo. La tua faccia è la stessa tanto, no? Quell'espressione da presa per il culo permanente ce l'hai ancora… sfoderala! Solo i capelli sono cambiati: da lunghi e corvini son diventati corti e brizzolati. E sul palco, al posto di Convertino, ci sono dei musicisti danesi che t'accompagnano da un anno con tecnica da vendere, e una ragazzina di nome Sue, che sembra la versione “aggiornata” di Kristen Stewart in Into the wild.
Il progetto é cosa tua, personale, come non mai. Da almeno un decennio ne fai quello che vuoi. Ma, se vedi tra il pubblico, a fianco di ragazzini appena maggiorenni, gente che a quel concerto di 25 anni prima poteva benissimo esserci, significa che lo porti avanti bene…E quindi metti in scaletta Valley Of Rain, Shiver, Yer Ropes, Stranded per riprendere i discorsi lasciati in sospeso. Fino giù giù all'ultimo Blurry Blue Mountain. Che debutta con Field Of Green, per poi mostrare la classe in arrangiamenti che neanche in un jazz club. Batteria che s'improvvisa treno a vapore per Ride The Rail; Increment Of Love e Chunk Of Coal che son puro piacere, così tanto sfaccettate e sfumate.
Elettrico e acustico a darsi il cambio: passato, presente, ancora passato. E tu che alterni chitarra e tastiera con un mestiere che solo l'esperienza ti può insegnare. Ma quando ti chiami Howe Gelb, questo e altro…
“They've been killing off all my heroes since I was 17”, ma non é vero, alcuni li lasciano ancora suonare, 25 anni dopo, negli stessi luoghi!
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