Recensioni

5.7

Sembra tutto al posto giusto. Il cantante afro-british con voce a metà tra Gil Scott-Heron e Roots Manuva? C'è. La produzione minimale con dentro dubstep, pre-dubstep e – soprattutto – post-dubstep? C'è. Il taglio metropolitano-ma-non-troppo (e nemmeno-troppo-poco)? C'è. E allora, cosa manca? Semplice. Mancano le viscere, manca quel je ne sais quoi metalinguistico che ti fa ascoltare per ore ed ore Lil Wayne anche se poi ti parla solo di soldi, puttane e codeine syrup. Sembra una versione laburista del prototipo del rapper d'oltreoceano Ghostpoet (e ve lo immaginate voi un Gucci Mane riformista?), mentre l'hip hop, da movimento rivoluzionario quale è (stato), per sua natura non può che perpetuarsi in un atteggiamento conservatore.

Che poi Obaro Ojimiwe è pure uno di talento: solo che anche il suo vero nome sembra messo lì apposta per la riuscita del progetto, troppo intelligente e perfettino per lasciare una traccia autentica sulla nuda carne e non invece sul tuo nuovo maglione Fred Perry. Ci sono buone cose, ovvio, ma questo Peanut Butter Blues & Melancholy Jam non mantiene quel che promette. Sembra intenso, fumoso, abrasivo. In realtà è prevedibile e ripetitivo come pochi altri dischi ascoltati quest'anno. Mi fa venire in mente uno di quei film inglesi che concorrono al Sundance Film Festival; mentre invece la vera Albione è in tutta di maraglio di Kode9, che sembra il tuo vicino di casa col cappellino, che si elabora la macchina, e invece ti spacca lo stomaco con un subwoofer da porto d'armi (probabilmente le due cose sono collegate).

In ogni caso, se Us Against Whaterver Ever, Garden Path e Run Run Run sono belle tese e tirate, episodi come Survive It e Longing For The Night (Yeah Pause) sanno troppo di deriva jamesblakeana ammosciata. Imbarazzanti pure i momenti più rock tipo Gaaasp e Liiines, sorta di prolissa brutta copia dei Tv On The Radio. Peanut Butter Blues & Melancholy Jam non risponde insomma alle aspettative nate con il bel singolo-videoclip Cash and Carry Me Home, dopo il quale, semplicemente, ci si aspettava un album di ben altro spessore.

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