Recensioni

7.2

L'amore per la concettualità e per il pop colto non vengono meno al tedesco Konstantin Gropper, alias Get Well Soon, arrivato al terzo album con The Scarlet Beast Of Seven Heads.

Superata brillantemente la fatica del secondo lavoro nel 2010 con il composito Vexations, ripropone ora la sua miscela di classica e pop, virati con un liricismo estremo e una massiccia dose di chamber pop. Il tutto filtrato attraverso una spiccata sensibilità indie che lo contraddistingue.

Non è un vero e proprio concept quest'ultimo disco, ma una riflessione ragionata sul momento odierno, sia quando si intrattiene sulle giovanissime generazioni no future, in The Kids Today, sulle alternative al capitalismo in A Gallows, piuttosto che sui falsi paradisi offerti da religioni e misticismo in The World's Worst Shrink. Altrove piazza i suoi sentiti omaggi ad alcune delle sue ispirazioni – anche come autore di colonne sonore qual è – come Wendy Carlos in Dear Wendy, il regista Roland Emmerich in Roland I Feel You, corredato di un video sulfureo, Alfred Hitchcock e le donne dei suoi film con i loro demoni, nella conclusiva You Cannot Cast Out The Demons, You Might As Well Dance.

Sunny, yet sinister – beautiful and dark, ecco come descrive la sua ultima fatica Konstantin Gropper. L'aria che vi si respira ha infatti un tono dark ma con ottimismo, un'atmosfera sospesa da film noir, una sorta di primo Tim Burton in cartoni in una fiaba da fratelli Grimm, come da copertina del disco, il tutto comunque virato attraverso una positività di fondo, segno di un'evoluzione del suo autore in questo senso.

Musicalmente la stratificazione del passato lascia via via il passo ad un songwriting un po' più leggero e meno composito, in cui la forma canzone finalmente predomina e dà respiro all'opera. Se abbiamo ravvisato similitudini con il pathos degli Arcade Fire, sia pure in tono minore e con la rivelazione recente Villagers, non da meno La Bestia Scarlatta Con Sette Teste si pone in una linea che va ad abbracciare lo Scott Walker più cantautorale e orchestrale, si veda la citazione del Dies Irae in Let Me Check My Mayan Calendar, già usata dal Walker di My Death, a chiudere un ideale cerchio.

In sostanza una positiva riconferma di quanto fatto finora dal tedesco.

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