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7.2

Un po’ guappo e un po’ guitto, Gerardo Balestrieri si cala nella parte dell’apolide veneziano. Metà del cuore rivolto a Napoli, la natia Napoli. L’altra verso il Bosforo, d’onde proviene l’Arif Azerturk Ensemble, quintetto tradizionale turco che condisce di folto esotismo l’estro e i languori mediterranei di pezzi storici del canzoniere napoletano quali Maruzzella, ‘O guappo ‘nnammurato e Caravan petrol. Non contento, Balestrieri ha chiamato a collaborare Paola Fernandez Dell’Erba, cantante argentina di origini lucane, col risultato che già con l’iniziale A Marecchiare siamo ubriachi di latinerie tanghesche partenopee orientaleggianti, roba che fatichi a tener dritta la testa.

Così, con Gerardo che volutamente spende una voce più blues possibile – tanto per squadernare ulteriormente le coordinate – si compie questo lungo e denso cerimoniale contaminato e contaminante, dove il mistero è una melma felpata e struggente (sentitevi la straordinaria Scetate), dove una Tammurriata nera può ritrovare il senso di dramma perduto nelle troppe versioni macchiettistiche, dove una Nascette mmiezz’o mare si aggira laconica e fatalista pennellando il ritratto d’una città-mondo come avrebbe potuto (e amato poter fare) Fabrizio De André.

Balestrieri è un visionario che non si fa troppe illusioni, uno che coltiva il proprio golfo mistico di suggestioni e lo porta in giro con amore tanto appassionato quanto discreto. Tuttavia, non è uno che si tira indietro se, come in questo caso, c’è da spendere il proprio cent riguardo al tema (scottante) del sincretismo culturale. Certo, mi piacerebbe risentirlo più "cantautore", ma sospetto che farà sempre semplicemente quel che gli parrà opportuno. Bontà sua.

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