Recensioni

Cinque anni fa, su di lei, scrivevo questo: “potrebbe diventare la Bjork della black-culture, un sicuro talento da tenere d'occhio”. Bene, oggi, con un buon margine di sicurezza, possiamo affermare che: no, non lo è diventata. Ad un lustro dalle mie parole, infatti, enunciate in occasione di The Worthnothings, l'EP d'esordio, Georgia Anne Muldrow si è infilata in un trip di uscite, controuscite, singoli, ep e vinili che non hanno fatto altro che sfilacciarne il talento. Ed è un vero peccato che una cantante e musicista così dotata non abbia ancora pubblicato un album destinato a rimanere davvero nel tempo.
Vweto non fa eccezione: è il classico album strumentale della Muldrow. Il che non è un male, ovvio, però è la solita timbratura di cartellino, mentre noi ci aspettiamo sempre il capolavoro, come se ce l'avesse sulla punta della lingua. Otto tracce viniliche, solito fonk bello grasso e sostanzioso, linee di synth unte e bisunte, drum programming inconfondibile. Una roba un po' fine a se stessa, nonostante la qualità intrinseca, e di certo più per completisti, che per ascoltatori occasionali. Nonostante questo l'ascolto è comunque valido e se volete passarvi una bella mezz'oretta a muovere a tempo la testa su un suono grasso grasso, Vweto è una valida opzione. Nell'attesa di 'sto benedetto capolavoro, ovviamente.
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